IL MIO CAMMINO SPIRITUALE
L’INCONTRO CON LA MADONNA:
TESTIMONIANZA DI FEDE
E’ bellissimo per me poter parlare della Madre celeste,
scrivere con sincerità di pensiero quello che
Lei rappresenta per me, il modo attraverso il quale trasmette gioia,
dona pace, regala serenità; è sicuramente una testimonianza importante che può
servire agli altri, anche a chi, per sola curiosità, si sta soffermando in
questo momento nella lettura. Il mio cammino spirituale è stato molto
tormentato e assai complesso, quasi impossibile da raccontare in poche righe
perchè frutto di emozioni intime, uniche ed indimenticabili, invase dal male
prima e consolate dal bene dopo, ma, nonostante tutto, vorrei provare
ugualmente ad essere il più possibile conciso e sintetico, concentrando in poco
spazio ciò che meriterebbe un libro intero per la grandezza dei sentimenti da
narrare. Premetto che mi trovavo distante mille anni luce da Dio e dalla sua
volontà, sconoscevo l’importanza della
sua parola con i suoi insegnamenti; praticamente lontano dai sacramenti,
non seguivo affatto una vita cristiana, collocandomi in una posizione di
disinteresse verso la chiesa che per me era come se non esistesse. Ma il
Signore è grande e misericordioso, sempre pronto a porgere una mano, a elargire
aiuto a chi, disperato cade, specialmente quando l’infinita bontà di Dio
percepisce nel cuore triste e malato, una fiammella di speranza alimentata da
un sincero proposito di cambiamento. E così la provvidenza mi ha messo sulla
strada un’amica quasi coetanea, Giovanna, una donna evangelica che, dopo
parecchio tempo a causa della mia esitazione, è riuscita a trascinarmi con lei,
per la prima volta, in una chiesa protestante pentecostale, di quelle
caratterizzate da preghiere forti, carismatiche, di intensa spiritualità. Lì
dentro, i miei occhi hanno osservato
cose mai viste: gente parlare in lingue sconosciute che alcuni interpretavano,
preghiere e canti di lode e di
adorazione recitate con pianti di gioia ed invocazioni urlate, profezie,
imposizioni di mani sul corpo specie sulla fronte, persone cadere per terra
svenute e rimanere a lungo in quello
stato di riposo spirituale ed ancora preghiere di liberazione, a volte veri e
propri esorcismi che avvenivano durante i culti stessi anche in presenza di
bambini che sembravano abituati a quell’ambiente. Era insomma una chiesa molto
diversa da quelle cattoliche tradizionali, eppure io ricordo di non aver mai pensato, neanche per un solo istante, di
essere finito in un manicomio pieno di pazzi, ma anzi, al contrario, cominciavo a percepire dentro
e fuori di noi esseri umani, sia pure in forma latente, l’esistenza di un mondo
parallelo che mi si apriva davanti alla mia conoscenza, una realtà spirituale
importantissima e vitale che mi portava a comprendere che dietro la sofferenza
oscura e il male più cattivo, si nascondono demoni di grande intelligenza e
diabolica astuzia che difficilmente possiamo vincere senza l’aiuto del Padre:
sono loro infatti la causa principale delle rovine dell’animo umano, e sono
sempre essi capaci di operare indisturbati nel quotidiano, perché sottovalutati
o peggio ancora non creduti dalla maggioranza degli uomini. Lo capivo
chiaramente vedendo i tormenti spirituali e fisici di chi combatteva col
maligno, spesso il vomito era sintomo di liberazione. Per me erano tutte
situazioni sconosciute e mai prese in considerazione prima di allora ma dentro il mio spirito sentivo di non
trovarmi in quel posto, così apparentemente strano, per caso e che proprio da
lì sarebbe potuta iniziare la mia rinascita spirituale dopo secoli di buio
fitto e di solitudine totale. Pian piano e secondo i tempi di Dio, continuando
a frequentare quella chiesa e iniziando a pregare anch’io timidamente come
potevo e come vedevo fare, ho avuto la grande gioia di sentire e di capire
che Gesù mi amava davvero e di un amore grande e sincero, così com’ero, con i
miei evidenti limiti umani e le mie debolezze e che potevo fidarmi ciecamente
di Lui. Fu per questo che accettai il Signore nella mia vita come personale
Salvatore. Ma la gioia di sentirmi finalmente amato non mi ha risparmiato il
dispiacere di comprendere che, radicato nella mia mente, vi era un demone
d’impurità, forte, del quale io, fino a quel
momento sconoscevo completamente l’esistenza anche perché non si era mai
manifestato prima, secondo la furbizia di questi esseri che fanno
dell’anonimato la loro forza, e che era riuscito a fare nella mia vita, quello
che voleva, facilitato da me che, sia pure inconsapevolmente, lo avevo sempre
assecondato. Oggi posso dirvi con assoluta certezza e con molta esperienza
sperimentata sulla mia pelle, che i demoni sono i principali artefici dei
nostri errori e dei nostri peccati e che senza una vita di preghiera e di
relazione costante con Dio, non c’è possibilità di salvezza per noi piccoli
esseri mortali e che ogni forma di perversione sessuale e di vizio impuro,
hanno come radice, la presenza di questi esseri diabolici che operano secondo
le proprie caratteristiche, svolgendo il loro compito specifico, osservando
rigide e determinate gerarchie; i diavoli legati alla sfera sessuale, che io ho
conosciuto e a lungo combattuto, non spingono ad essere cattivi e non portano
avversione al sacro, per questo motivo risultano difficili da identificare e
togliere, ma non per questo possono essere considerati meno gravi, in virtù del
fatto che con i peccati della carne sporcano il corpo prima e lo spirito dopo,
creando inimicizia con Dio e aprendo un varco ampio verso l’inferno. E’
cominciata così, con l’aiuto del pastore e di fratelli e sorelle con doni
carismatici di liberazione, la mia lotta contro il maligno che era uscito ormai
allo scoperto, suo malgrado, perché Gesù l’aveva ormai smascherato rendendolo
assolutamente incompatibile con la presenza stessa di Cristo, il quale stava
ormai facendosi strada dentro il mio spirito. Non è stato per niente facile
scontrarmi col nemico delle nostre anime e quello che ho passato non lo auguro
a nessuno: altro che problemi psicologici o psicanalitici! Altro che camomille
o farmaci ansiolitici! Io ho dovuto estirpare con preghiere forti e con la mia
volontà di uscirne a tutti i costi, quello che di negativo vi era in me, quel
tempio di Satana fatto di lussuria e concupiscenza carnale che il demone stesso
con la mia inconsapevole volontà, aveva eretto nei miei pensieri e desideri e
perfino nella mia casa: ricordo perfettamente gli attacchi che subivo la notte,
specie verso le tre, questo poiché, durante il sonno, avviene che si
assottiglia di molto il confine tra il
mondo fisico e quello dello spirito e i due mondi paralleli, quello degli
spiriti incarnati che siamo noi e quello degli spiriti disincarnati assieme ad
altre realtà celesti che vivono in dimensioni superiori, a volte e in
situazioni particolari, si sfiorano fin quasi a incrociarsi. La mia condizione,
sia pure lentamente, migliorava progressivamente ma quando ero sul punto di
convincermi di aver intrapreso la strada giusta, quella che mi avrebbe portato
successivamente alla vittoria e mi stavo conseguentemente illudendo di assaporare un po’di pace interiore, ecco,
improvvisamente e del tutto inaspettata, spuntare all’orizzonte una nuova nube
minacciosa e per la prima volta in vita mia, si spalancarono per me le porte
del carcere, per reati di natura sessuale ovviamente compatibili col demone che
combattevo. In tutta onestà devo dirvi che non ho mai scaricato tutta la
responsabilità dei miei errori sull’entità malvagia perché sono stato
esclusivamente io a consentirgli di fare tutto ciò che ha voluto rendendolo
forte e padrone della mia vita, e per questo ho invocato pentito il perdono di
Dio, il mio più grave sbaglio è stato quello di non aver mai cercato una
relazione col Creatore e di non aver mai permesso allo Spirito Santo di agire
in me e nella mia vita. Ma ormai il Signore aveva piantato il suo seme in me
che cominciava a crescere ogni giorno di più e non mi avrebbe mai più lasciato.
Oggi mi rendo conto che il carcere è stato una specie di purgatorio terreno,
necessario a farmi crescere scontando i miei peccati perchè le croci, le
sofferenze, servono a farci maturare spiritualmente e possono trasformarsi, con
la fede e la preghiera, in meravigliose opportunità di rinascita. Ed è stato
proprio dentro il carcere che si è realizzato un altro miracolo nella mia
tormentata vita terrena; l’incontro con la Madonna, un dono straordinario che
mi ha fatto Dio, del quale forse non ne sono degno, ma che ha rappresentato una
svolta nel mio cammino spirituale: io che ero chiuso in una cella, sporco nel
corpo e nello spirito, ecco che incontro Colei che personifica la purezza e la
libertà di essere figli di Dio e che è venuta lo stesso da me facendo ciò che
avrebbe fatto Gesù: soccorrere un suo figliuolo che chiedeva aiuto. Non l’ho
conosciuta in un luogo di apparizione mariana o durante un pellegrinaggio ma in
un posto di espiazione e di emarginazione, segno della grandezza di Dio che sa
leggere nel cuore dell’uomo prima ancora della sua condizione esistenziale. Io ho
cercato con tutto me stesso, forse anche perché spinto dalla disperazione, la
madre di Dio, ma l’ho cercata davvero, questo è stato importante, e l’ho fatto
pur essendo protestante e persino contro il volere del pastore che mi aveva
seguito fino ad allora e dei fratelli
della chiesa alla quale appartenevo, che continuavano a pregare costantemente
per me. Ma la presenza amorevole di Maria, la sua vicinanza, la sua premura, la
sua infinita dolcezza mi hanno spinto a fidarmi di lei. I frutti si sono
rivelati tutti positivi: sono uscito da quel posto l’11 febbraio, nella
ricorrenza del giorno della prima apparizione della Madonna a Lourdes, e da
quel momento, la Vergine mi ha portato sempre più vicino a Gesù e sempre più
lontano dal maligno e forse è anche per questo che Dio l’ha messa sul mio
cammino, proprio in virtù del fatto che contro i demoni d’impurità, era
necessaria la presenza della infinita purezza di Maria per scacciarli, la
vicinanza della madre di Cristo è infatti una potentissima arma dopo il sangue
di Gesù. Oggi il mio rapporto con la
Madonna è splendido e commovente, sento la sua presenza materna, mi protegge
e mi guida, ora finalmente riposo
tranquillo la notte con al collo la sua medaglietta miracolosa, comunica con me
attraverso locuzioni di pensiero fin quasi a percepire anche la voce, non la
vedo ma è come se fosse visibile con gli occhi dello spirito, so che in punto
di morte lei ci sarà, come ha promesso a Fatima a tutti coloro che faranno il
percorso dei 5 sabati, cammino che io ho già fatto con gioia e dedizione. Mi
manda molti segni, soprattutto rose, cuoricini e coroncine di rosario che trovo
per terra, sulla mia strada. Ogni anno per l’8 dicembre, ricorrenza
dell’Immacolata Concezione, mi chiede di portarle una rosa e di deporla sotto i
piedi della statua di Montalto che la raffigura, qui a Messina e che per per me
è come una piccola Lourdes o Fatima o Medjugorje. Ho imparato a recitare tutti
i giorni, la mattina, prima di alzarmi e dopo aver ringraziato il Signore per
avermi donato un altro giorno di vita, il rosario e sempre tutti i giorni,
puntualmente alle 3 del pomeriggio, dico la coroncina alla divina misericordia.
Oggi sono un uomo completamente cambiato in positivo e vivo una vita di
preghiera e di condivisione con i miei fratelli in Cristo e quello che, grazie
alla fede è avvenuto in me, Dio è pronto a
farlo con chiunque, anche col più incallito peccatore, non aspetta
altro, gli basta perfino un piccolo segno, desidera essere cercato ed è sempre
pronto a perdonare e a ridare una vita piena di significato e di amore. Se
guardo indietro nel mio passato, mi rendo conto di quanta strada ho fatto
grazie al Signore, che va ringraziato sempre. Non riconosco affatto quello che
ero ieri prima di aver sperimentato la presenza di Cristo nella mia vita, era
un’altra entità negativa che agiva al posto mio, dico sempre che ero io ma non
ero io. Ovviamente sono rientrato nella chiesa cattolica perché sono troppo
innamorato spiritualmente della Madonna e questa gioia che provo dentro non mi
è stato possibile condividerla con i fratelli protestanti ai quali non potevo
esternarla ma dico grazie ugualmente alla chiesa evangelica alla quale devo
molto perché è lì che ho mosso i miei primi passi del mio cammino spirituale,
lì ho trovato la mia prima vera àncora di salvezza, la prima luce tra le
tenebre che mi avvolgevano ma col senno di poi penso che doveva andare così
secondo il progetto che Dio aveva stabilito per la mia vita. Frequento il
Rinnovamento nello Spirito, un movimento di preghiera di ispirazione cattolica
che mi ricorda il modo di pregare degli evangelici, ho capito l’importanza
della confessione per riconciliarsi con l’abbraccio del Padre e la bellezza
dell’incontro con Gesù attraverso la santa messa e l’eucarestia. Ho un solo e
unico rimpianto: quello di non aver incontrato prima Gesù, specie quando ero
ancora adolescente, la mia vita sarebbe stata tutta diversa con la sua presenza
in me. Per questo mi sento in dovere di dire ai giovani con tutto il mio cuore:
cercate Cristo e dialogate con lui come con un amico sincero e non rimarrete
delusi e con la stessa intensità di sentimento dico ai genitori: educate i
vostri figli alla fede facendo da esempio perché Dio ve ne chiederà conto,
spalancate le porte delle vostre case a Gesù e pregate ogni tanto riuniti in
famiglia, preghiera che ha un valore immenso agli occhi di Dio. Auguro di cuore
a tutti voi, specialmente a chi è lontano dalla fede, di cambiare la direzione
della propria vita e di dirigere i propri passi verso Cristo, l’unico che può
veramente cambiare il corso e lo scopo della nostra esistenza terrena, dando
una gioia vera, profonda e duratura che non è di questo mondo, preludio
dell’infinito amore che caratterizzerà la nostra vita immortale. Io sono
convinto che l’unico vero dramma o lutto nel nostro più o meno breve transito
su questa terra, sia l’assoluta mancanza di Dio nella nostra vita e sono certo
che fin quando il Signore ci lascerà vivere quaggiù, fino all’ultimo soffio di
vita, ci sarà sempre la possibilità di cercarlo e di rimediare alle nostre
mancanze ma quando si chiuderanno definitivamente i nostri occhi terreni, non
ci sarà più tempo per rimediare e per
tornare indietro e sarà troppo tardi.
Dio mi benedica e benedica tutti coloro che leggeranno e
faranno tesoro di questa mia testimonianza.
CLAUDIO CISCO
UNO STRANO INCONTRO
Mi successe quando ero
ancora ragazzo. Mi trovavo sul treno che mi portava a Trento in visita da mia
sorella. Per vincere la monotonia del viaggio, leggevo un libro di mie poesie
quasi in atmosfera con quello scorrere sulle rotaie. Di colpo, senza chiedere
permesso, entrò lei, 16 anni a prima vista, trascurata e con l'aria assente. I
suoi lunghi capelli neri e sporchi, il trucco sfatto che le colava sul viso, i
lineamenti straordinariamente delicati. Era bella quella ragazza, il ritratto
d'un angelo col volto della sofferenza, il male nascosto in lei, non appariva
in grado di deturpare quell'adolescenziale fascino innato che possedeva. Ma
aveva la paura dentro quegli occhi ancora di bambina, come fosse vittima di
qualcuno o qualcosa a cui non poteva o sapeva ribellarsi.
Mi prende di scatto il
libro dalle mani, mi si siede accanto, lo sfoglia. La vedevo leggere
attentamente:
"E' bella questa
poesia" mi dice di colpo "anzi bellissima, come la mia vita quando
era tutto un bel sogno e molto di più". In quell'istante, avrei voluto
passarle la mano in mezzo ai capelli, accarezzarle il viso, stringerla forte a
me per proteggerla, ma non dissi e feci nulla. Era assorta nella lettura di
quei versi, non alzava minimamente lo sguardo, era bellissima, molto di più
della poesia che leggeva. Arrivammo in fretta senza che me ne accorgessi ad una
stazione, la ragazza si svegliò d'improvviso da quell'incantesimo e sempre col
libro tenuto strettamente nella mano:
"Me lo regali, posso
tenerlo con me?" mi chiese.
"E' tuo, puoi
prenderlo" fu l'unica cosa che seppi risponderle. La vidi sorridere per la
prima volta, mi commossi, riuscii a stento a non piangere. Quel sorriso come un
fiore germogliato inaspettatamente dalla terra arida, era spuntato per magia
come un ruscelletto di gioia dal suo dolore. Mi disse infine:
"Grazie" e se ne andò via di corsa. Dal finestrino, mentre il treno
lentamente ripartiva, la vidi prendere del denaro da un tizio poco
raccomandabile, poi sparì man mano che m'allontanavo sulle rotaie. Chi era
quella ragazza? Il mio libro le è servito a qualcosa? Perchè il destino me l'ha
fatta incontrare per un attimo? Tutte domande senza risposte. Da quel giorno e
dopo quell'incontro, io non ho più avuto pace, per molto tempo ho pensato a
lei, l'ho incitata nei miei pensieri ad avere cura di se' stessa, ho pregato
Dio notte e giorno per lei. Non so dove, non so come, non so quando ma sono
sicuro che la rivedrò, sì, io la rivedrò.
Lei mi ha insegnato se non
altro, a non consumarmi nella mia tristezza perchè al mondo c'è anche chi sta
peggio di me, che forse, non sono poi così sfortunato.
IO E LA MORTE
E' un paese morto. Strade
malinconicamente deserte, aria pesante, spaventosamente tetra. Furtive ombre si
sparpagliano e si riuniscono subito dopo, quasi per sentirsi meno sole.
Silenzio assoluto interrotto soltanto da voli di pipistrelli, da rintocchi
lugubri di campane. Porte chiuse, finestre sbarrate, occhi atterriti ed
impotenti che, dagli usci delle case, spiano lei, signora e sovrana, padrona di
tutti noi. Lungo mantello nero, teschio in faccia, bastone per reggersi, curva
lei cammina zoppicando e lentamente, sola ed indisturbata. Nessun muro potrà
fermare la sua falce. Ha in mano un taccuino verde speranza dove vi sono
annotati i nomi e le ore di coloro i quali deve ancora chiamare ed uno nero
morte con i nomi di chi ha già rapito con sè. Bambini, continuate il vostro
girotondo e ridete di lei che vi sembra così buffa e troppo lontana. Ragazzi
innamorati, stringetevi forte l'uno all'altra, tra sogni e amore, lei non si
commuoverà e verrà a prendervi lo stesso.
Uomini e donne, accumulate
glorie e tesori, lei non si farà comprare e alla sua venuta tutto dovrete
lasciare. Vecchi, raccomandate le vostre anime a Dio, lei non avrà paura e sarà
molto più vicina di quanto possiate pensare. Gente chiusa nelle vostre case,
cos'è questo silenzio? Musica! e ridete forte, e scherzate forte, continuate il
vostro ballo in maschera, recitate la commedia della vita, ma sul più bello tu
sentirai bussare alla tua porta. Inutile ogni tentativo di fuga o di gridare
aiuto, interromperai la danza, toglierai la maschera, abbandonerai la tua dama
e le tue damigelle e andrai nostalgicamente deluso con lei, più non tornerai;
un istante di silenzio in casa tua insufficiente anche per piangere e poi,
immediatamente, lei rialzerà il sipario e riaccenderà le luci e la musica e la
danza, imperterrite, ricominceranno senza più una maschera: la tua. Sì, lei
porterà anche te in quel malinconico recinto di foglie morte ed alberi spogli e
stecchiti
e il tuo corpo straccio,
sdraiato si confonderà tra quelli che lì ci son già da tempo. Io, di colpo,
evito le braccia di chi vuol fermarmi e scappo giù in strada da solo e le corro
dietro: "Perchè?" le grido con disperazione, "perche devo
morire? Che male ho fatto per non poter vivere per sempre? Dimmi che ho
un'anima, un respiro che vivrà in eterno. Dimmi che il mio sangue non è il
liquido d'un automa, che il mio cuore non è un motore, i miei nervi non sono
fili sottili uniti tra di loro fatalmente,la mia mente non è un computer. Vedi
io ti parlo, ti sento, sono felice, sono triste, ho paura, so scrivere una
poesia. Ti prego signora sovrana, tu che sei l'unica che puoi, risparmiami, non
farmi morire. Io amo un fiore, una coccinella, un bimbo, amo la vita". Lei
si ferma e mi guarda in faccia. E' strano ma di colpo non ho più paura. E' così
naturale osservarla in volto, come se si trattasse di un incontro
indispensabile, sembra quasi una figura viva, e pensare che la immaginavo
diversa e cattiva. Lei mi risponde: "Va' via ragazzo, tua madre t'aspetta
a casa, e ricorda sempre, tu potrai anche essere come me per un solo istante
morendo, ma io non potrò mai essere come te quando risusciterai in eterno“. Poi
mi volta le spalle e girando l'angolo scompare. Io rimango confuso, triste e
felice nello stesso istante e piangendo divertito, correndo, torno a casa.
(Racconto tratto dal libro
ANIMA SEPOLTA)
"ANIMA SEPOLTA"
Un’espressione poetica
d’avanguardia, alternativa, dove fobie ossessive e fantasmi interiori,
esternandosi, si tramutano con sepolcralità in energie negative lugubri e
macabre, segni indelebili d’una morte interiore eternamente rassegnata nel
misterioso mondo della follia e dell’inconscio. È la fine vitale d’un’anima
sepolta. L’autore sente dentro di essere ormai un’ombra che ha paura perfino di
rivedere la luce e come unico rimedio, non ha altra speranza che la morte.
Ti vedo tutte le sere al
solito posto sopra gli sterili binari d'un tram. Se hai freddo strofini le mani
per scaldarti, se non passano macchine continui a guardarti intorno. Gli
stivali neri di cuoio sempre gli stessi, la borsetta a volte rossa altre nera,
la minigonna, il solito trucco vistoso: questa sera però mi sembri più bella!
sexy più che mai. Chissà se sei sola nella vita
o se qualcuno ti ama!
Chissà perchè lo fai! Forse avrai un romanzo dentro da raccontare,
testimonianza di un'esistenza non bella come avrebbe dovuto essere. Vorrei
poterti aiutare, amarti, stare un pò con te! per la prima volta ti vedo con
occhi diversi, non mi interessa affatto il sesso. Non ho mai avuto il coraggio
di avvicinarmi a te, mi blocco ogni volta che provo, mi sembri quasi
irraggiungibile ma poi per dirti cosa? In fondo ho paura di fare tutto. Ti
scongiuro, fuggi con me prostituta sconosciuta! Ricominciamo insieme una nuova
vita, non consumarti più così! ti stai buttando via da sola! continui a farti
del male. Ti desiderano tutti ma quando torni a casa, non ti rimane niente. Ma
ora basta: devi cambiare la tua vita, è tempo di riscossa.
Non riesco nemmeno a
terminare questi pensieri che ti vedo salire già su una macchina sportiva.
Addio mia prostituta sconosciuta! sicuramente domani verrò ancora a vederti e a
tenerti compagnia in segreto e a distanza, forse mi sono innamorato di te o
forse abbiamo qualcosa in comune che ci unisce: siamo entrambi soli, che il
Signore ci aiuti!
Ti aspettiamo e ora che
entri in scena, indossa la tua maschera, con quel grosso sorriso stampato sul
viso ed il trucco che ormai fa parte di te. Nella voce e nei gesti, un po' mimo
e un po' attore, sai far tacere il tuo cuore, t'illudi di tornare bambino,
dimentichi in quegl'istanti la tua tristezza. Cadi, rialzati, ubriacati, balla,
grida, scherza e noi saremo lì, a guardarti, a ridere, ad applaudirti: sei un
attore e come tale devi essere trattato. Nessuno di noi in platea si domanderà chi
sei, proprio nessuno si preoccuperà delle tue sofferenze, per noi sei solo un
pagliaccio, una maschera e nulla più! Ci interessi per come appari, non per
quello che sei. Quando le luci del palco si spegneranno, tu ti troverai solo
con te stesso, come sempre del resto. E l’immagine tua vera riflessa, non potrà
più far ridere. Non sarai in grado di mentire, e quel grosso sorriso si
trasformerà in lacrima, una lacrima amara che scenderà sul tuo viso fino a
scioglierne il trucco. Ti auguro, caro pagliaccio, che la tua vita sia come la
scena, felice e divertente, e che tolta quella maschera, non ci sia più il
vuoto.
Cantavo il mio romantico
sogno nella notte davanti al palcoscenico buio di un teatro dove piccole
marionette allibite mi guardavano. Tutto intorno il vuoto più assoluto, non
percepivo umana presenza all’infuori di quei ridicoli pupazzi colorati: “Solo
noi possiamo comprenderti, sappiamo ascoltarti, abbandona gli umani e salta qui
sul palco da noi” mi dissero in coro. Così feci e diventai burattino tra i
burattini, rinunciai alla solitudine d’essere uomo, scelsi i colori, il teatro,
le marionette, diventai uno di loro. Su quel palcoscenico recuperai la mia vera
dimensione, mi ritrovai folle e disperato ma libero e felice.
Sono vivo o sono morto da
secoli? Sono libero o qualcuno mi guida? La via che seguo l'ho scelta io o è
stata già scritta? Questa mia storia buffa morirà con me o si perderà
nell'enciclopedia del tempo? Mi hai acceso la corrente ed il mio sangue ha
cominciato a scorrere. Mi hai caricato l'orologio e la mia pressione segna 80,
90,100. Mi hai dato la corda ed il pupazzo si sta muovendo ma la chiave che mi
dice chi sono perché non me l'hai data mai? Ti faccio ridere lo so ma io non so
chi sono. Allo specchio vedo la mia maschera. Mi guardo intorno ed ecco tanti
burattini come me: chi è bello, chi è corto, chi ha gli occhi verdi, chi sta
morendo e chi sta per nascere ma tutti con lo stesso sconosciuto destino. Mio
Dio, quanto sono stupidi i burattini umani! hanno un'anima ma non lo sanno.
Sono monotoni, tutti cronometrati: 99 centesimi di secondo ad un secondo e
corrono in ufficio. Si sposano per avere figli che a loro volta faranno altri
figli: che noia! che sciocchi mortali! che guadagno hanno a non lasciar
estinguere la razza umana? Tutti si chiedono di capire ma nessuno di loro ha
mai capito un bel niente. Tutti pronti ad insegnare ma insegnare cosa se
neanche loro non sanno nulla? Ognuno dice la sua, ognuno crede che abbia
ragione lui. E' un teatro folle e buffo pieno di burattini colorati, un enorme
carrozzone di maschere e coriandoli e anch'io, senza sapere come, mi ritrovo in
mezzo senza averlo minimamente voluto. Se guardi attentamente fra tutti questi
pupazzi che si muovono puoi vedere anche me: Vedi sono quello laggiù vestito
d'Arlecchino con i capelli lunghi e che sta sempre da solo, anch'io come gli
altri sto recitando la commedia della vita nel carnevale dell'incomprensibile
esistenza umana. Ti prego riconoscimi se puoi, distinguimi da tutti questi
burattini, dai un senso alla mia vita perché io non mi sento uno di loro,
perché io non sono fatto di bottoni e tasti e non voglio fili che mi muovono.
Vedi io piango e rido, so dare amore, sento di essere immortale e originale.
Sin da piccolo mi hanno programmato come un computer contro la mia volontà. Mi
hanno costretto a recitare in un palcoscenico che io ho sempre odiato e che non
mi appartiene. Mi hanno fischiato e applaudito mentre in realtà io piangevo
perduto tra tutti questi burattini in cerca d'allegria che compravano e
vendevano questa pelle mia. Mi hanno dato un nome che non è quello mio. Mi
hanno voluto per come io non sono: io angelo travestito da manichino. Ti prego
portami via e salvami, dimmi chi sono, io non mi conosco. Per questo ora dico
basta! non voglio più obbedire a regole e dogmi o a una falsa morale come gli
altri burattini. Preferisco sentirmi libero all'inferno che schiavo in
paradiso, padrone di niente, servo di nessuno. Meglio essere un uomo vero, solo
ed incompreso che uno dei tanti burattini umani.
(Racconto tratto dal libro APOCALISSE MENTALE)
"APOCALISSE
MENTALE"
Monologo in prosa
surrealista, cerebrale e filosofica. L’autore medita sul senso della propria
esistenza e sul destino universale di tutti gli esseri viventi. Si rivolge alla
natura affinché possa svelargli il mistero che circonda tutte le cose ma
l’interrogazione risulterà dolorosamente vana, non rivelerà nessuna verità e
porterà la sua mente sino al delirio. La natura continuerà ad apparirgli bella
e spietata, fino al punto di trasformare in poesia e vita, proprio come la bellezza
d’un tramonto, persino il doloroso momento d’un addio o della morte stessa. La
vita vana e fugace, è allettante e ingannevole come il canto delle sirene,
l’autore ne è consapevole ma, proprio per questo, sente di amarla ancora di più
e di non potersi più staccare da essa.
Seguendo la strada della
follia, si lascerà annientare in tutto il suo essere e in questa sua
apocalisse, troverà conforto in un poetico abbandono.
Ascolta.... ragazza
sperduta in quest'infinito.
E' notte, ogni cosa
intorno è spenta e tace. Nel silenzio, dolcissimo, altre sensazioni di un mondo
totalmente sconosciuto ma intrinseco con i nostri giovani spiriti, vivono con
suoni e colori in dimensioni parallele e niente è ciò che sembra. Attimo
fugace, come un fiore che sbocciando muore, in questa notte t'amo per non
amarti più.
Noi due siamo come
fantasmi nella notte, anime vaganti in cerca d'amore, muovendoci insieme, in
trasparenza, candidamente invisibili, ci avviciniamo piano per non aver paura
nell'oscurità.
Noi due fantasmi nella
notte, solitari astri dispersi nel grande firmamento lassù, senza tempo e senza
storia, rapiti dall'oblio, misteriosamente avvolti dalle tenebre, angeli di
questa giovinezza. Magicamente lontani dal flusso impetuoso della multanime
esistenza, noi due non avvertiamo più il battito sconfinato dell'infinito come
orrenda solitudine e mistero interminabile. La realtà ci appare come un
susseguirsi di fantasmi vuoti e meccanici ed ogni residuo di tristezza si
smarrisce del tutto o vibra remoto in un placamento soave.
Ragazza sconosciuta! sei
bella tra le ombre, sei più bianca della luna, il tuo viso brilla come una
candela..
Lascia questa mia mano che
hai stretto così fugacemente questa notte.
Alle prime luci dell'alba
le nostre strade si divideranno per non ritrovarsi mai più.
Abbiamo acceso un fuoco in
noi che il vento della vita che fugge spegnerà presto. Non dimenticarmi ovunque
sarai, io non ti dimenticherò ovunque sarò anche se resteremo per sempre fantasmi
nella notte.
Vivo quassù tra le
montagne, rifugiandomi nel mio nido silenzioso, in un lungo e solitario esilio.
Ho abbandonato il mondo con il suo grigiore per osservare felice i colori
dell'arcobaleno ed ogni volta scoppio a piangere di gioia mentre la mia anima
si purifica nella luce del sole.
Non ho incubi che mi
svegliano di soprassalto, non vedo più quei mille volti della gente pronti a
sommergermi, è lo sguardo magico della natura che m'incanta e mi protegge nel
buio come una madre schiude le ali sul suo piccolo.
La scala dei miei giorni,
di gradino in gradino, sta salendo sin lassù, per questo veglio paziente ogni
alba che nasce, così giorno dopo giorno m'avvicino al cielo e non ho paura di
volare via nell'ora del tramonto, so che rinascerò in primavera per non essere
mai più solo.
La morte mi aprirà le
porte alla vita eterna e gli occhi della natura, che sono stati la luce della
mia terrena esistenza, diverranno gli occhi di Dio lassù. Attendo la pace della
sera per addormentarmi in un lungo sonno, stelle d'argento e cori di uccelli,
porteranno lontano oltre le montagne l'eco della mia solitudine ed i miei sogni
fragili saranno foglie verdi d'un albero solitario che la collera del vento non
potrà mai spazzare.
Un freddo e misterioso
inverno, busserai alla mia porta frustata solo dal vento, e addentrandoti nel
mio nido, troverai quel panno che mi asciugava il sudore, il bastone che
aggrappava la mia fatica, una candela che non si consuma. E quando sarai al
sicuro, rivivrai i ricordi di quello che sono stato, ammirerai la statua di
quello che sono adesso.
In un angolo buio,
impolverato da tele, scoprirai il mio diario segreto, frammenti d'una vita mai
vissuta, povera fuori, ricca dentro: Non bruciarlo ma fanne tesoro. E' la
memoria che infrange i secoli e vince il silenzio dell'universo, il buio della
morte.
Non puoi fuggire da te
stessa, non devi nasconderti anche da me. Ormai io ti conosco sai, è come se
leggessi dentro i tuoi pensieri. Nei tuoi occhi da troppo tempo spenti ma
bellissimi e di straordinario colore, vedo riflessa chiaramente come per magia
la tua anima. Il tuo sguardo avvilente, etereo, quasi lunare smaschera questo
tuo essere creatura persa, come chi è presente solamente col corpo ed è lontana
mille anni luce con la mente Ma io provo ad immaginare il fascino di quel tuo
viso che sarebbe capace di ipnotizzare chiunque se solo potesse ritrovare la
bellezza e la spensieratezza del suo sorriso. Ti prego: apriti con me! Non
chiuderti tenendoti tutto dentro, forse non trovi le parole, non sai da dove
cominciare. Parlami del malessere che ti opprime e dal quale credi di non poterti liberare. Ci sono segreti,
esistono paure in te, lo sento. La tua vita è un mare in tempesta ed il tuo
futuro lo vedi annebbiato, hai già pianto parecchio fino a prosciugare ogni
lacrima ma dall'amarezza e lo sconforto di questo tuo dolore, ne uscirai fuori
e per sempre, se lo vorrai veramente. La mente mia ora precipita in fondo alla
tua, e in simbiosi con i tuoi stessi tormenti scopre un'ombra, intravede una
solitudine profondissima, si perde nel labirinto del tuo mistero lasciandosi
del tutto rapire dalla angoscia che ti possiede. Come fari abbaglianti nel
buio, i tuoi pensieri negativi sparano su me ma non mi uccidono, mi danno più
forza. Ti scongiuro: apriti con me! Io ti ascolterò con attenzione e pazienza
senza giudicarti affatto ma cercando di comprenderti, calandomi al tuo posto.
Ora dimmi perchè ti consumi così, cosa c'è che mi nascondi, c'è un pericolo che
incombe o un demone alle tue spalle. Dimmi tutto ciò che vuoi, qualsiasi cosa o confidenza, fammi partecipe
di ogni tua sensazione, io sono pronto a seguirti con cura, ovunque ed a
qualunque costo, finchè mi permetterai di farlo, amica mia! Non odiarti in
questo modo ma rendi il bene per il male, prova finalmente ad amarti un pò,
scaccia via dalla tua vita la tristezza, i fantasmi della notte, distruggi
definitivamente la disperazione. Sento che un sogno, una speranza sopravvivono
ancora sepolti dentro il tuo io, ti chiedono luce, entusiasmo, poesia, invocano
tenerezza. Ti supplicano soltanto di non arrenderti al male ma di lottare, di
non perdere la fiducia in te stessa, sanno che se vuoi ce la fai, puoi
riscattarti aprendo gli occhi che tieni bendati. Insegui quel sogno e quella
speranza, fallo con volontà e coraggio, credendoci fino in fondo, ti accorgerai
che sono più vicini e raggiungibili di quanto tu possa pensare. Fai piovere amore
su di te, apri la porta del cuore, quanto c'è di puro, di meraviglioso tu
l'avrai. Coltiva e lascia germogliare quegli amori trascurati ed abbandonati in
fondo al tuo cuore, sai bene che ci sono ancora, ti stupirai piangendo di gioia
nell'osservarli fiorire nella tua
giovane vita. Credimi, ti prego ascolta queste mie parole: apriti con
me! Io sono qui con te per aiutarti. Non c'è sbaglio o colpa alla quale non si
possa rimediare, non esiste sconfitta in grado di annullarti e non è mai troppo
tardi per riemergere. Adesso sei solo caduta ma ti giuro e sono certo che
presto ti rialzerai e rinascerai con più forza e più amore di prima. Credici,
credici, credici!
"RIFLESSIONI"
A dispetto del tempo che inesorabile
scivola sui miei anni, son rimasto quel bambino sperduto di ieri con lo stesso
terrore di crescere, solo ed incompreso tra mille paure. Ho ancora voglia di
sognare, illudermi, fantasticare. Vorrei rifugiarmi in un mondo solo mio, ricco
di colori e d’ingenuità, dove poter finalmente tornare bambino senza crescere
più, allontanando le terribili ombre della solitudine, della vecchiaia, della
morte stessa, ma è un mondo fragile spezzato crudelmente dalla nuda realtà.
Così, ogni volta che provo a volare in alto, una forza sconosciuta ed
impietosa, mi taglia le ali ed io precipito giù più triste che mai, come un
gabbiano che non vola più, mentre le mie lacrime, quelle stesse che percorrevan
lente il mio viso pulito di bambino, continuano a non sapere quel che loro
stesse vogliono e a non trovare quel fazzoletto che le possa asciugare per
sempre. In esse, vedo riflessi i miei sogni, li vedo morire uno dopo l’altro
sciogliendosi come gocce di pioggia disposte in fila, sospese alla ringhiera.
Continuo ad osservare con
occhi limpidi e stranieri, l’immenso mare della vita ma è sempre inutile
sforzarsi nel tentativo d’immergersi. Vedo lontano quel veliero che da piccolo
chiamavo col nome di speranza e che non è partito mai. Eppure m’accorgo che
dentro e fuori di me, v’è ancora tutto da scoprire e da imparare. Sento in me
una grande energia vitale, creativa ed artistica. C’è in me una sensibilità
profondissima, spaventosamente grande a confronto del mio fragilissimo essere
che più s’ingrandisce e più resta isolata, soffocata dentro come un vulcano che
dorme. Vorrebbe esplodere e sommergermi come un fiume in piena ma non può
farlo, come una bottiglia smossa dalla quale non è possibile togliere il tappo.
Forse sono troppo diverso da tutti perché possa essere capito, o forse è solo
colpa mia se non riesco a esternare quello che ho dentro. Comincio a credere di
essere un folle, quasi un alieno, così almeno mi creo un alibi per giustificare
questo mio giovane vivere, terribilmente e prematuramente invecchiato.
Ho un disperato bisogno di
vita, di giovinezza, di entusiasmo, d’amore. Con chi potrò aprirmi manifestando
come sono dentro? Chi potrà veramente capirmi? Vorrei trovarti e finalmente
gridarti con tutto il fiato che ho: “Ispirami, sconvolgimi, amami”. E intanto
cresce il terrore d’invecchiare e il desiderio di morire ancor prima di vedere
il mio corpo mortificarsi con le prime rughe. Non potrei mai sopportare il
tremendo contrasto tra l’immortalità del mio spirito che, nonostante tutto
sembra che esista, e la debolezza del mio corpo in declino. Sono sicuro che
dentro, resterò sempre un bambino mai cresciuto anche se avrò i capelli bianchi
e conserverò intatta nelle pupille degli occhi, la stessa luce ch’emanavo da
piccolo. Amo troppo la giovinezza e non posso fare a meno di sognare per
potermene fare una ragione sulla vecchiaia che è uno stato del tutto naturale
e, di conseguenza, accettarla con rassegnazione o addirittura giustificarla.
Per me la vecchiaia resta il più grave e doloroso castigo che la natura scagli
contro gli uomini. È più malvagia e terrificante persino della morte. Eppure
devo ammettere che la mia solitudine e la mia tristezza, sono nate con me, le
ho conosciute da giovane, almeno in questo, la vecchiaia non c’entra.
Estraniato da sempre dalla vita, non avendo niente ed essendo di nessuno, ho
scoperto man mano me stesso. La mia solitudine è simile ad un messaggio chiuso
in una bottiglia e gettato in mare. Forse un giorno, quando non ci sarò più,
leggendo queste mie accorate riflessioni, mi capirai e, scoprendo che valevo
qualcosa, piangerai per me.
"SOLO NEL
BUIO"
È notte fonda ed io sono
ancora sveglio con lo sguardo assente nella mia camera silenziosa, unica mia
compagna, testimone di tanta solitudine. Senza chiudere occhio, penso a tutto e
a niente. I vecchi soliti dubbi mi si accavallano in mente: come posso dormirci
sopra? Sì, lo so! Fermarsi qui a pensare non si può, farla finita neanche. È
solo mia la tristezza, la fine. Non ho più la forza di lottare ormai. Un altro
inverno è in me, non devo crollare proprio adesso buttandomi via, devo trovare
il coraggio di andare avanti da solo: Dove siete amici miei che avevo? Anche tu
mi hai detto infine addio voltandomi le spalle, non sono più niente per nessuno
ormai. Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto. Grida la voce del mio cuore,
spenta dal dolore che nessuno ascolta più. Vorrei non essere mai nato, chiudere
gli occhi e scomparire in un attimo. Non so che sarà di me, sono confuso,
disorientato, mentre gli anni passano veloci. Fuori è buio ed io tremo,
comincio ad aver paura. Mi rigiro nel letto, grido nel sonno, ho incubi, sto
male, piango e non ce la faccio più. Ho vissuto una vita che non è mai stata
vita.
Dove fuggire un’altra volta?
Come placare questa mia ansia fortissima? Ormai le ho già provate tutte, ogni
tipo d’evasione, non è servito a niente! Ora mi ritrovo solo, nel buio, con i
fantasmi della notte che m’inseguono molto più di prima. Sono nato solo. E solo
morirò.
"LA MIA ESISTENZA
SOLITARIA"
La mia vita è una strana
vita, solitaria, incomprensibile, senza senso. Continue rievocazioni della mia
adolescenza, sogni irrealizzabili, emozioni intensissime, una impressionante
anche per me creatività che mi spinge a scrivere sempre, e poi amori platonici
ed immaginari verso ragazze giovanissime, forse per illudermi pateticamente di
ringiovanire. Chimere di eternità le mie, che non hanno nessun riscontro
pratico destinate a morire e a dissolversi nel nulla. Su tutto questo sfacelo
regna sovrana la signora Solitudine, è sempre e solo lei a starmi accanto
fedele, fino ad incitarmi a dialogare con me stesso, parlando naturalmente e
tranquillamente da solo, io con me stesso e nessun altro, in fondo sto bene col
mio io e mi amo, forse questo è anche un bene che mi permette di tirare avanti
senza deprimermi. Non ho una compagna che mi ami e mi dia calore dormendo al
mio fianco, non ho figli da educare e crescere, né soldi per campare, niente
lavoro per realizzarmi e rendermi utile, nemmeno amici per scambiare quattro
chiacchiere, niente di tutto questo: sono il chiaro esempio di come non si
dovrebbe mai vivere. Sono anche ossessionato dal continuo timore d’invecchiare
e di morire o di essere preda di malattie corporali e questa specie di nevrosi
mi perseguita da sempre, giorno per giorno, ora per ora, attimo per attimo.
Temo la vecchiaia e la morte perché paradossalmente amo fortemente la vita
anche se nella maggior parte dei miei scritti, trasmetto tristezza. Possiedo
però una grande virtù che non tutti hanno la fortuna di avere: sono
tremendamente sincero nell’arte come nella vita. Le ragioni di questo mio non
fare, sono da ricercarsi nel fatto che mi son convinto ormai da tempo che non
vale la pena impegnarsi nella vita pratica di tutti i giorni perché la morte
arriverà prima o poi per tutti e saremo costretti ad abbandonare ogni cosa di
questa terra quindi non ha senso impegnarsi in nulla di materiale, e mi ritorna
in mente a tal proposito la famosa frase “gli ultimi saranno i primi” ed io mi
sento orientato proprio verso gli ultimi della scala sociale, mai verso coloro
che osservano dall’alto. Lo so, davanti ai tuoi occhi, caro lettore che mi
leggi in questo momento, sembrerò pazzo, tanto da aver bisogno di mille
psicologi ma ti prego rifletti per un attimo prima di giudicarmi e almeno
sforzati di comprendermi. Durante questa mia assurda e solitaria esistenza non
ho costruito proprio nulla di pratico e nulla ho intenzione di creare per il
mio futuro. Preferisco rimanere immerso fino al collo in questo personalissimo
mare di inguaribile monotonia e piattezza con una sola ma importante novità:
sto cercando Dio con tutto me stesso, forse per riempire quell’enorme vuoto che
ho dentro, chiedendo a Lui e solo a Lui tutto quell’amore che ho sempre cercato
e non ho mai avuto. Non so spiegare nemmeno a me stesso il perché debba vivere
così, forse è stata una mia libera scelta in sintonia con la mia anima inquieta
e tormentata, o forse i continui e micidiali attacchi d’ansia sempre presenti
sin da piccolo in me, hanno inevitabilmente condizionato tutta la mia
esistenza, rendendomi totalmente schiavo di paure ed inibizioni. Ma non ho
alibi adesso e non cerco giustificazioni di nessun tipo, sono così e basta e
forse, paradossalmente e consapevole di una lucida follia, sono anche felice e
orgoglioso di esserlo. Io sono questo, sono fatto così ormai e non mi piango
addosso ma, al contrario, mi accetto e mi amo per quello che sono. Ho però
dentro di me quell’inquietudine, quell’eterna immotivata per certi versi
insoddisfazione che sarebbe giusto chiamare angoscia, che mi rende scrittore,
artista, creativo e senza la quale non potrei mai esserlo.
Non so se sono davvero un poeta nonostante abbia scritto un’infinità di versi ma non m’importa affatto di saperlo, lo sento dentro di me e non devo dimostrare a nessuno di esserlo. L’unica cosa che so di certo è che scrivere mi fa sentire veramente bene, mi trasporta in alto, liberandomi dall’ansia e dalla materialità di questo mondo. È difficile spiegare, anche per me che mi reputo uno scrittore, quello che provo nell’intimo tutte le volte che ho una penna in mano: è una sensazione di forza, potenza, libertà, eternità mischiate tutte insieme e mi lascio trascinare via dalle parole che scrivo e che mi sommergono come un fiume in piena, incontrollabile, inarrestabile che vuole straripare. Credo che solo quando scrivo riesco ad essere veramente realizzato: sono me stesso, libero! L’arte eleva l’uomo rendendolo immortale. Quando creo una storia arrivo a sentirmi addirittura Dio nel far vivere e morire a mio piacimento i personaggi che invento.
Non so se sono davvero un poeta nonostante abbia scritto un’infinità di versi ma non m’importa affatto di saperlo, lo sento dentro di me e non devo dimostrare a nessuno di esserlo. L’unica cosa che so di certo è che scrivere mi fa sentire veramente bene, mi trasporta in alto, liberandomi dall’ansia e dalla materialità di questo mondo. È difficile spiegare, anche per me che mi reputo uno scrittore, quello che provo nell’intimo tutte le volte che ho una penna in mano: è una sensazione di forza, potenza, libertà, eternità mischiate tutte insieme e mi lascio trascinare via dalle parole che scrivo e che mi sommergono come un fiume in piena, incontrollabile, inarrestabile che vuole straripare. Credo che solo quando scrivo riesco ad essere veramente realizzato: sono me stesso, libero! L’arte eleva l’uomo rendendolo immortale. Quando creo una storia arrivo a sentirmi addirittura Dio nel far vivere e morire a mio piacimento i personaggi che invento.
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