LA SOLITUDINE DEL POETA
Nella spirale dell’indifferenza
a denti stretti plasmi parole,
e la notte dipani nuvole di sogni
per adagiarvi morenti illusioni
crocifisse ai remi
del quotidiano andare.
Poeta, troppo spesso la tua gioia
è fatta solamente di parole:
germogli nutriti di dolore.
Vesti abiti di solitudine,
nascondi le tue delusioni
dietro maschere di cortesia,
chiuse nel bozzolo del silenzio
indelebili le tue speranze
attendono ancora il sorgere d’impossibili
aurore:
sempre spente
dal cader dello sguardo nel riflesso
inesorabile dello specchio.
Sulle labbra costantemente preme
insoluta la domanda:
Quale la mia sorte?
Il senso vero di me?
sei solo poeta
molto più solo di chi ti legge.
Un’infinità di pupazzetti sparsi per casa mia
gli unici
miei amici.
FOLGORI
Ci sono
macchie scure, zone d’ombra
che anziché scacciare ho alimentato,
Che non
riesco ad estirpare mai dal mio io: frutti cattivi d’un albero buono,
Enigmi
interiori della mia mente, sempre invasa da concupiscenti tentazioni
demoniache,
Carnali
follie indecifrabili radicate in me sin dalla nascita:
Perdonami
mamma!
Se non son
riuscito ad essere ciò che volevi,
Per non
aver saputo vivere una vita normale: una falsa libertà mi rendeva schiavo.
Ora che tu
non sei più capisco che l’unica ragione della tua vita ero io
Le tue
parole scuotono la mia anima
Come
folgori nella notte, ho sfigurato la bellezza dell’anima scandalizzando i miei occhi;
Rimane il
rimpianto di non averti ascoltata e il doloroso esame d’un passato ingolfato di sbagli.
Ma vi è un’unica grande consolazione dopo la
tua morte, segno di vittoria:
L’imbattibile tempio di Satana fatto
di lussuriose immagini oscene,
Eretto in
segreto a casa mia, ora brucia nel fuoco, umiliato ed impotente,
Ridotto in
cenere, trasformato in sporcizia e spazzatura.
Quel maledetto
perverso gene ereditato da mio padre,
È ancora
presente in me,
Ma la
potenza di Dio lo ha reso innocuo ed inefficace
Trasformandolo,
dopo un lungo e progressivo periodo di purificazione nel mio spirito,
In in uno
strumento di gloria per questa vita e per quella eterna.
Casa mia,
prima piena zeppo di figure oscene,
Ora,
completamente ripulita, è ricca di angeli ed immagini sacre,
Diventata
un luogo di preghiera per gli altri e per me stesso
Da solo e
in comunione con i fratelli
Mettendo a
disposizione di tutti
Il dono carismatico che il
Padre Celeste mi ha dato
QUELLA STRANA RAGAZZA
Magia di una notte di luna piena.
Non riuscivo a dormire.
Le tende bianche svolazzavano leggere
e una chiara luce illuminava la stanza.
Il respiro del mare arrivava alle mie orecchie
il richiamo era troppo grande per resistere.
Una figura
dai lunghi capelli biondi,
innamorata del suo mare
veniva verso di me.
Il suo sorriso era dolce
i suoi occhi tristi,
quella strana ragazza confidava al mare sogni e segreti
sicura che mai nessuno li avrebbe rubati.
Disperato io la chiamavo
in quella notte di luna piena,
avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse
sognasse per me.
E lei era già là
a piedi scalzi,
sulla sabbia umida e fresca,.
si lasciava accarezzare dalle onde.
I suoi occhi erano quelli del mare
guardavano la luna e il suo chiarore
inseguivano i suoi desideri,
rincorrevano i suoi
sogni.
La luna
era alta nel cielo,
la sua luce argentea
illuminava il mare.
Gli occhi di quella strana ragazza
seguivano il ritmo delle onde,
la vedevo correre,
ritornare a vivere.
ANIMA INQUIETA
La mia anima inquieta
di naufrago Ulisse,
non ha smesso
di navigare;
non ha porto
cui fare ritorno,
non ha lidi
sui quali approdare,
è perdutamente libera.
Dolce sirena,
più del tuo canto
mi vince il silenzio.
SOGNI DI SIRENE
Era quello un modo
per rinascere innocenti
su una strada nuova,
come se una dea partoriente
avesse plasmato il suo feto
in schiuma di mare,
fino a ridosso delle correnti
dove accorsero sirene
a cantare ninnananne al vento,
richiamo vibrante
d'antica preghiera,
primordiale anelito
di sfiorare Dio,
SOGNO SVANITO
Sono in un prato,
un grande prato fiorito,
pieno di pace
e silenzio,
lì vedo i miei sogni perduti
impossibili
finiti.
Ci sei anche tu con essi
mi tendi le braccia con i capelli al vento
accenni un sorriso
ed io ti corro incontro,
ma di colpo mentre sto per sfiorarti
il mio sogno si spezza,
e il prato ridiventa il mio letto.
Il cielo torna ad essere un bianco soffitto,
tutto intorno si trasforma
il sole diventa luna,
il giorno notte,
ed è caos nella mia mente,
tormento nel cuore,
mi ritrovo solo.
Non più il tuo sorriso
ma lacrime nei miei occhi,
quella brezza leggera è ormai vento freddo
sul mio viso,
addio mio dolce sogno inghiottito dalla
realtà
di te mi rimarrà solo il ricordo
e la speranza di incontrarti di nuovo,
intanto mi consumo nella mia tristezza.
PULEDRINO
È una piccola bellezza la sua
in tutti i sensi,
con quelle gambette ancor deboli.
Venuto alla luce da una settimana,
ha sempre un’aria incuriosita
per tutto ciò che di nuovo gli sta intorno.
È completamente nero come la notte,
con soltanto un piccolo raggio di luce sulla
fronte;
fa tenerezza con quel corpicino che appena
nato muove i primi passi.
Non so... ma questa piccola creatura
possiede una bellezza estranea a questo
mondo, una novità
due occhietti dolci che osservandoli ti fanno
innamorare di lui.
Ora, disteso fissa il vuoto
chissà a cosa pensa!
le sue orecchie attente aspettano qualcosa di
curioso.
Appena la sua mamma si muove
lui la segue come se avesse paura di rimanere
da solo,
in questo mondo che sente ancora straniero.
Con quelle lunghe gambette e tutto il suo
corpicino
scoprirà pian piano la vita
e non sarà più un gioco.
E chissà,
forse un giorno sarà libero di correre lungo
i campi
da solo con la sua raggiante bellezza.
AL MIO CANE
La tua presenza
colmava il vuoto
della mia oziosa solitudine,
spesso mi contrariava
il tuo lungo abbaiare
che ora mi manca da morire.
Mostravi tutta la tua gratitudine
stendendoti ai miei piedi
e mi contemplavi,
parlavi con gli occhi
ci capivamo
nell’incrociarsi dei nostri sguardi.
Ci ritrovavamo sempre
nel nostro mondo
pieno d’abitudini,
forse
non ero solamente il tuo padrone
ma il vero amore.
Oggi non ci sei più
la tua festosa compagnia
si è dissolta
nella morte
ricoperta
dalla nuda terra.
Ma per me
rimani sempre una ferita aperta
incancellabile ricordo dentro al mio vuoto
nel ripiombato abisso
d’un’altra e più profonda
solitudine.
FARFALLE
Le ali son come petali
di fiori colorati,
e con eleganza
volano posandosi sui prati.
Ed è in festa la radura
per quelle piccole creature sospese in aria,
sorride gioiosa
la natura tutta.
Un’esistenza tanto fragile
quanto bella e preziosa la loro
che dura solo qualche giorno,
il tempo di imparare a volare e farsi
ammirare.
Ma a differenza degli uomini
accomunati dallo stesso destino,
son felici ugualmente mostrando di apprezzar
la vita
e spensierati si godono
la loro breve gita terrena.
Son consapevoli
d’aver concorso fino in fondo
a far stupire gli uomini
e colorare il mondo.
IL VUOTO DI UN PAGLIACCIO
Ti
aspettiamo e ora che entri in scena, indossa la tua maschera, con quel grosso
sorriso stampato sul viso ed il trucco che ormai fa parte di te. Nella voce e
nei gesti, un po' mimo e un po' attore, sai far tacere il tuo cuore, t'illudi
di tornare bambino, dimentichi in quegl'istanti la tua tristezza. Cadi,
rialzati, ubriacati, balla, grida, scherza e noi saremo lì, a guardarti, a
ridere, ad applaudirti: sei un attore e come tale devi essere trattato. Nessuno
di noi in platea si domanderà chi sei, proprio nessuno si preoccuperà delle tue
sofferenze, per noi sei solo un pagliaccio, una maschera e nulla più! Ci
interessi per come appari, non per quello che sei. Quando le luci del palco si
spegneranno, tu ti troverai solo con te stesso, come sempre del resto. E
l’immagine tua vera riflessa, non potrà più far ridere. Non sarai in grado di
mentire, e quel grosso sorriso si trasformerà in lacrima, una lacrima amara che
scenderà sul tuo viso fino a scioglierne il trucco. Ti auguro, caro pagliaccio,
che la tua vita sia come la scena, felice e divertente, e che tolta quella
maschera, non ci sia più il vuoto.
NISIDA
Sconosciuta
Nisida, sacerdotessa del male
misteriosa,
imprendibile, diabolicamente angelica
dimmi ti
prego: chi sei?
Fai parte
del mio mondo mortale
o ti ha
partorito la mia immaginazione?
Sei una
creatura di carne e ossa
oppure
un'entità figlia di magia e misteri?
Ogni notte
ed alla stessa ora
puntuale mi
rapisci col tuo campo magnetico
invisibile
alone che dà piacere e uccide
e mi
traforma in alieno uguale a te
estrema
lotta fra carne e spirito
drammatico
calvario di orgasmi e morte.
Ti
scongiuro Nisida
svelami il
tuo complicatissimo enigma
e rivelami
se è donna o fantasma
colei che
di notte fa l'amore con me.
Amabile
folle creatura
da quale
mondo vieni?
che poteri
hai?
che specie
di demone sei? Mi leggi la mente, oltrepassi
i pensieri.
Non ho
paura di te, sai: tu sei tutto quello che io sono
ma le
conseguenze di questa tua presenza in me
non sono in
grado di controllarle, potrebbero essere devastanti.
Io so da
sempre
di non
essere normale
legato da
un cordone ombelicale alla solitudine
perso nei
labirinti dell'angoscia
sospeso tra
le forze del bene e quelle del male
aggrappato
solo all'arte ed alla sua creatività.
Ma tu
inafferrabile Nisida disegni il mio destino
sei una
lama affondata nella mia carne che non
trasmette dolore
una voce
lunare che mi guida la mente come un sesto senso
ed hai
disintegrato ogni equilibrio
ormai sono
folle più dei folli.
E' tempo di
portarmi con te, seducente Nisida
questo
mondo non è più per me
la mia
anima è troppo inquieta e gitana per rimanere ancora,
ho
conosciuto solo tenebre
ora voglio
entrare nella luce.
SUSSURRI E POESIA
Liquide
note
virtuose:
nell’aria spandono
voce
melodiosa
di questo
pianoforte.
Si
confondono
col
silenzio
danzando
tra
i cristalli
del
lampadario.
Sospese nei
pensieri
si
rincorrono
tra
felicità e tristezza.
Pianissimo…………..
Ecco l’andante .
Sussurri e
poesia.
Sull’ultima nota
s’incanta il silenzio.












Nessun commento:
Posta un commento