_____________________________________________________________________________
GESU' IO TI AMO
Gesù! Ora posso, devo, voglio
amarti; ogni giorno di più!
io ti sento vicino, molto
vicino
fin quasi a sfiorarti,
guardandoti dal basso verso
l’alto
inginocchiato ai tuoi
piedi.
Per troppo tempo non ti ho
creduto
e ho vissuto come se tu non
esistessi,
lontano da te
senza mai leggere il Vangelo,
perso in strade buie senza
sbocchi.
Tutte le porte mi parevano
chiuse,
ero preda di ansia e
tristezza
immerso in una solitudine
senza fine.
Sopravvivevo ossessionato ed
atterrito
dall'idea d'invecchiare e
morire,
schiavo della lussuria e
della pornografia
non capendo che la carne è
morte e lo spirito è vita,
tu soffrendo hai crocifisso
la carne, io ne ho fatto fonte di piacere,
il male aveva inquinato
persino i miei scritti: ero ridotto una larva umana!
Ora cerco persone avanti
nella fede
mentre prima bramavo
esperienze sessuali.
Oggi tutto è cambiato come
per magia
da quando finalmente aprendo
il mio cuore
io ti ho accettato con fede
nella mia vita.
Ogni cosa mi appare nuova e
bellissima
vedo tutto ciò che c'è dentro e fuori di me
con occhi totalmente diversi,
sento nella coscienza serenità e giustizia.
Hai riempito la mia anima
d'una purezza fortissima
come se in un momento avessi
cancellato tutti i miei peccati perdonandomi,
purificandomi come un
bambino, ero caduto e mi hai rialzato.
Sono rinato libero e felice.
Ora amo te Gesù, gli altri e
la vita
ho smesso di chiudermi
vigliaccamente nel guscio del mio egoismo
ma sento forte il bisogno di
aprirmi all'universo che mi circonda.
Vorrei tanto fare del bene,
aiutare e trasmettere al mio prossimo
rendendo testimonianza ed
evangelizzando
questa gioia che provo dentro
e che vorrei condividere con
tutti.
C'è una nuova luce che brilla
nei miei occhi
e l'ispirazione poetica è
cresciuta diventando positiva e bellissima
mentre prima scrivevo dolore
e autodistruzione
e rileggendo è come se non
avessi scritto io.
Ho compreso che senza di te
c'è il vuoto e regna la
paura,
nulla ha senso o valore e si
è vulnerabili e infinitamente deboli
ma nella debolezza in umiltà
si è forti.
Piccoli grandi prodigi
mi sorprendono giorno per
giorno
rinnovandomi continuamente e
progressivamente.
E’ una rivoluzione interiore,
una metamorfosi d’amore.
Tutte le porte si aprono da
sole.
Ed io non posso più tornare
indietro
ora che ho sperimentato
l'importanza della tua
presenza nella mia vita.
Smascheri il diavolo,
discerno il bene dal male.
Da ora in poi griderò al
mondo intero:
Gesù io ti amo con tutto il
mio cuore più della mia stessa vita
e ti adorerò per sempre.
Perchè con te vicino posso
ogni cosa, non deludi mai
niente potrà più abbattermi
o farmi del male: chi è con
te non è del mondo!
E le cose di esso perdono
consistenza:
Solo luce e amore
tu hai riservato
per me! Tu battezzi, liberi,
guarisci, salvi!
Dentro me hai iniziato
un’opera meravigliosa
che porterai a compimento,
primi timidi germogli
d’una miracolosa fioritura di
santità.
Leggendo la tua parola,
nelle profondità del mio
spirito,
una capacità di penetrazione
talmente forte
vivifica.
LA SPIRITUALITA'
Esiste da sempre e per sempre
in noi,
in fondo alla nostra anima,
qualcosa indefinibile
ma estremamente preziosa e
vitale
capace di renderci immortali,
invincibili,
simili a Dio,
e che non può essere in
nessun modo
annullata o distrutta.
Questo meraviglioso dono di
immensa potenzialità
che ci è stato regalato con
amore
è la nostra spiritualità.
Immersi nel fango dell'errore
e della disperazione
o sprofondati nel mare dei
nostri guai,
essa ci trascinerà con se'
sconfiggendo la morte,
risorgeremo dalle macerie
ricostruendo noi stessi
con una straordinaria forza di vita e d'amore
sollevandoci fin lassù
perchè noi siamo nati per
vincere.
SENTIRE GESU' NEL CUORE
Oggi ho capito
una cosa molto importante
che soltanto chi sente
veramente Gesù nel cuore
può comprendere:
la vita è meravigliosa,
è un dono bellissimo
che ci è stato regalato con
amore
e per questo va vissuta con
gioia ed entusiasmo
fino in fondo.
E se spesso accadono cose
brutte e tristi,
non è perchè siamo sfortunati
o perchè il male regna
sovrano,
oppure perchè siamo stati
abbandonati al nostro destino,
c'è invece un qualcosa di
bellissimo
celato dietro quel male,
come un meraviglioso e
definitivo riscatto futuro
che noi per adesso con gli
occhi mortali e terreni
non possiamo neanche
concepire o immaginare.
Per questo io ho fatto la
scelta più importante
della mia tormentata e
solitaria esistenza:
"ho messo la mia vita
nelle mani di Gesù Cristo"
e per la prima volta in vita
mia
scrivo di Gesù e per Gesù.
________________________________________________________________________________
////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////
PRIMO AMORE
Un’ondata improvvisa di
luminosi ricordi
sommerge per un attimo i duri
scogli della mia realtà
e la schiuma che ritorna al
mare,
lascia un immenso prato verde
ricamato morbidamente dalle
esili mani della primavera
e in quel giardino,
d’incanto,
sbocciarono fiori di mille
colori e ali dorate di farfalle,
lì v’era un bimbo che
inseguiva felice il volo d’un aquilone
ed una bambina
che sfogliava dolcemente i
petali d’una margherita.
Era bello correre insieme a
lei, mano nella mano,
tra le spighe di grano più
alte di noi
e l’azzurro del cielo che
sembrava così vicino, non finire mai,
saltellare a gara con i
cerbiatti,
e seduti in riva al ruscello,
gettare ramoscelli sull’acqua
per vederli galleggiare dolcemente
e all’imbrunire, sudati e
sporchi di terra,
scappare sul colle più alto
ed osservare il volo libero
di stormi di gabbiani su oceani limpidi,
aspettare in silenzio l’arrivo
dell’arcobaleno con i suoi mille colori
e lì: “Io ti voglio bene
anche se non so baciare” le dissi
col cuore che batteva forte
come un uragano,
lei sorrise, mi baciò la
guancia
e sbocciava così il mio primo
amore
mentre una cicogna
volteggiava in festa per me.
Ed ora, proprio in
quest’istante mentre ti bacio amore mio,
io rivivo l’emozione
d’allora,
la stessa gioia ti giuro, lo
stesso candore
e quanti ricordi ancora
vorrei rivivere con te,
non più da bambino, ma da
uomo ormai,
quante piccole emozioni
nascoste in fondo al mio cuore
vorrei regalarti!
quanti segreti avrei da
svelarti!
Ma tu ... tu non capiresti
mai
perché non so capirmi
neanch’io
e non so come mai stai con un
ragazzo come me
che ha ancora quei prati
vergini nell’anima,
che resta sempre solo anche
se tu sei qui vicino a me
pronta ad amarmi: che buffo!
Ti prego non dirmi che sono
un bambino
anche se non so far l’amore,
anche se il mio mondo è
ingenuo.
Tu mi sorridi e sfiorandomi
la mano, mi dici:
“Non esiste al mondo ragazzo
migliore di te”.
Amore mio,
io ti amo per non sentirmi
solo,
per sorridere e volar via,
per vincere la paura che c’è
in me,
per fermare la mia giovinezza
che va via.
Amore mio,
è così naturale essere
felici,
come mai la gente non lo sa,
non mi crede!
________________________________________________________________________________
__________________________________________________________
LA POESIA DEL GABBIANO
E' arrivata esultante
la stagione del gabbiano,
è tempo di migrare
verso terre lontane
per scoprire nuovi segreti,
nuove sensazioni.
Un nuovo giorno è oggi
per spiccare il volo
sulla superficie del mare aperto,
sull'orlo dell'oceano,
per volteggiare sulla cresta dell'onda.
Vola nel vento gabbiano!
vola più in alto che puoi!
non ti fermare.
La mia penna
saranno le tue ali,
i miei versi
la tua scia.
_________________________________________________________________________________
CLAUDIO CISCO
Scrittore e poeta. Animo
sensibilissimo, dotato di un'ottima vena creativa e di una ricchezza di idee,
raccoglie tutte le sue liriche scritte sin da bambino e le inserisce nel suo
primo libro "COME SONO DENTRO". Ma non fu un inizio facile per
l'esordiente autore messinese. Apprezzato dal pubblico per l'accessibilità dei
suoi veri, viene invece osteggiato dalla critica che non gradisce il suo modo
di scrivere fuori da schemi letterari e i suoi testi che si barcamenano con
troppa facilità nel trasformismo. Dalla poesia alla narrativa il passo è breve
e l'autore crea in poco tempo due libri con storie e tematiche quasi opposte
"COLEI CHE BREVEMENTE FU E CHE MAI IN VITA CONOBBI" e "IL
VECCHIO E LA RAGAZZA", rivelando una innata e naturale capacità narratoria
unita ad un'attenta analisi psicologica di persone e fatti raccontati. Ma il
suo primo amore, la poesia, non conosce declino nell'ispirazione dell'autore e,
uno dopo l'altro, nascono tre altri libri "LA MIA ANIMA E' NUDA, "Il
SILENZIO NEL SILENZIO" e "SENSAZIONI" segno di uno scrittore che
sa continuamente rinnovarsi proponendo opere sempre nuove ed attuali riuscendo
a catturare e stupire sempre.
Appassionato dell'arte in
tutte le sue forme e manifestazioni, trova prestissimo la propria realizzazione
artistica nella letteratura, anche perchè sollecitato sin da giovanissimo da
una innata predisposizione verso la scrittura che si è rivelata sempre viva e
costante. Compone incessantemente sia in linguaggio poetico che in quello prosaico.
Tra i temi trattati dall'autore con maggiore interesse durante questo cammino
letterario spiccano l'amore per l'adolescenza e più in generale per la
giovinezza, la continua e spasmodica ricerca di un contatto quasi epidermico
con la natura come rifugio personale fin quasi a sentirsi in perfetta simbiosi
con essa, la sempre presente attrazione verso l'irrazionale e l'indefinito che
trova nel mondo della fantasia e dell'onirico, del misterioso e del fabuloso,
la pià alta espressione della sua creatività. Malinconia e tristezza, desiderio
d'evasione e tematiche esistenziali ma anche romanticismo e psicologia
dell'animo umano, rappresentano i sentimenti e le attitudini più consoni
all'autore che traspaiono riflessi emergendo attraverso i personaggi da lui
creati che sono sempre gli ultimi e i disadattati, i sensibili e gli
incompresi. Una fondamentale svolta nella creatività dell'autore, è stata data
dalla sua recente conversione alla religione evangelica e cristiana che,
avvicinandolo fortemente alla fede, gli ha permesso un radicale cambiamento di
sentimenti e tematiche delle proprie opere, facendolo aprire conseguentemente
all'ottimismo e alla certezza della speranza. I testi sprizzano da tutti i pori
gioia e positività che hanno sostituito quel buio e quella negatività che vi
aleggiavano prima della conversione.
Malinconico e meditativo
per natura, rivela sin da piccolo in trasparenza una sensibilità profondissima
ed una straordinaria
vocazione per la scrittura. Sospinto da un innato talento e da un'incessante
ispirazione artistica che si alimentano progressivamente col trascorrere del
tempo e con le esperienze di vita, segue parallelamente sia la strada della
poesia, sia quella della narrativa, restando fedele ad un genere che richiama
allo stile romantico e triste talvolta ironico con notevoli slanci verso
l'onirico e il misterioso, sempre attentissimo e portato verso introspezioni
psicologiche.
Spirito irrequieto ed artisticamente creativo. Scrive
in prosa e versi spaziando attraverso varie tematiche: dal fantastico al
surreale, dall’erotico al lugubre, dal mistico all’introspettivo.
_________________________________________________________________________________
FOLGORI
Ci sono
macchie scure, zone d’ombra
che anziché scacciare ho alimentato,
Che non
riesco ad estirpare mai dal mio io: frutti cattivi d’un albero buono,
Enigmi
interiori della mia mente, sempre invasa da concupiscenti tentazioni
demoniache,
Carnali
follie indecifrabili radicate in me sin dalla nascita:
Perdonami
mamma!
Se non son
riuscito ad essere ciò che volevi,
Per non
aver saputo vivere una vita normale: una falsa libertà mi rendeva schiavo.
Ora che tu
non sei più capisco che l’unica ragione della tua vita ero io
Le tue
parole scuotono la mia anima
Come
folgori nella notte, ho sfigurato la bellezza dell’anima scandalizzando i miei occhi;
Rimane il
rimpianto di non averti ascoltata e il doloroso esame d’un passato ingolfato di sbagli.
Ma vi è un’unica grande consolazione dopo la
tua morte, segno di vittoria:
L’imbattibile tempio di Satana fatto
di lussuriose immagini oscene,
Eretto in
segreto a casa mia, ora brucia nel fuoco, umiliato ed impotente,
Ridotto in
cenere, trasformato in sporcizia e spazzatura.
Quel maledetto
perverso gene ereditato da mio padre,
È ancora
presente in me,
Ma la
potenza di Dio lo ha reso innocuo ed inefficace
Trasformandolo,
dopo un lungo e progressivo periodo di purificazione nel mio spirito,
In in uno
strumento di gloria per questa vita e per quella eterna.
Casa mia,
prima piena zeppo di figure oscene,
Ora,
completamente ripulita, è ricca di angeli ed immagini sacre,
Diventata
un luogo di preghiera per gli altri e per me stesso
Da solo e
in comunione con i fratelli
Mettendo a
disposizione di tutti
Il dono carismatico che il
Padre Celeste mi ha dato.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------
... il vecchio e la ragazza
Entrarono in fretta nell’abitazione
senza neanche chiudere la porta. Fia era troppo decisa, sapeva di non poter
perdere molto tempo, aveva calcolato tutto, era quello il momento giusto, ora o
mai più e così rompendo gli indugi disse: “Voglio fare l’amore con te,
Mosè!, voglio perdere la mia verginità!”. E lo disse con un tono così
deciso e sicuro da sorprendere anche se stessa. Mosè sbiancò, si sentì di colpo
in paradiso, poi all’inferno, cominciò a sudare, a tremare, a respirare
convulsamente, per un attimo pensò di morire e trovò la forza per dire
soltanto: “Anch’io sono vergine”.
Sapere che quell’uomo non avesse mai
fatto l’amore con nessuno in 65 anni e che lei sarebbe stata la prima, in altre
circostanze l’avrebbe sicuramente scioccata ma, in quel momento, lei non ci
fece neanche caso, impegnata come era a portare a termine la sua missione.
Fece tutto lei, la ragazza ora
sembrava la più grande professionista del sesso pur essendo anche per lei la
prima volta. Ma l’istinto è superiore a ogni tecnica e sa guidare nella giusta
direzione. Ora la ragazzina pareva molto più grande e matura del vecchio.
Afferrò la mano di lui con la sua dicendogli semplicemente: “Vieni”, e
lo condusse dritto verso il letto. Lui si lasciò guidare come un automa
restando con la bocca aperta più impaurito che eccitato. La ragazza aprì in
fretta la porta della, chiamiamola bonariamente, stanza da letto. Vi era un
odore nauseante di rinchiuso e di muffa. Il letto, pieno di polvere e formiche,
era più sporco che mai, perfino il cuscino si presentava male, non vi erano
lenzuola né coperte, forse le aveva tolte Mosè per il troppo caldo. Ma a Fia
tutto questo non importava. Poteva essere un letto fatto di urina e melma;
poteva essere ricoperto di fiori e d’argento, sarebbe stata per lei la stessa
cosa. Era altro che lei cercava, che lei voleva. Fia chiuse la porta, si sdraiò
su quel letto, prima si alzò la maglietta sino al collo lasciando scoperta la
parte che dal reggiseno arriva sino all’ombelico. Poi si alzò la minigonna
lasciando libera quella che dalle mutandine arriva sino ai piedi. Si tolse in
fretta le scarpe e quindi anche le calze e rimanendo in quel modo a faccia
all’aria, si rivolse a Mosè che guardava incredulo e ammutolito, dicendogli: “Fai
di me quello che vuoi, prendimi, scopami, amami”. Una scena così non la si
può limitare descrivendola in un libro. Soltanto guardandola dal vivo, le si
può rendere giustizia. Anche il più grande scrittore di tutti i tempi non
sarebbe in grado di sostituire la visione con le parole e forse neanche capace
di entrare in profondità nel corpo e nella mente di quel vecchio e di quella
ragazza. La giovanissima ragazzina distesa, abbandonata sul letto con gli occhi
un po’ chiusi e un po’ aperti, era bellissima, col suo corpo in penombra, in
bilico tra innocenza e peccato, tra inferno e paradiso. Neanche il più
inflessibile giudice d’un tribunale, o il più convinto assertore contro la
pedofilia, neanche un santo, neanche un angelo, avrebbe potuto resisterle e non
desiderarla. Mosè rimase sbalordito a guardarla. Avrebbe voluto farle mille
complimenti, dirle mille volte grazie, renderla partecipe di quello che lui
provava dentro. Ma nessuna voce poteva spiegare quelle sensazioni. Così non
parlò. Timido, imbarazzato, totalmente incapace di effettuare la benché minima
mossa, rimase così in estasi a contemplarla come un innocente bambino che vede
apparire la Madonna per la prima volta. Ma lei non era una visione né un sogno,
era vera, in carne e ossa, pronta per essere toccata, baciata, venerata, amata.
La ragazza, sconvolta nei sensi e nell’anima di trovarsi lì ad offrire le sue
innocenti nudità allo sguardo d’un vecchio, aspettava impaziente da lui un
gesto, un segno ma il vecchio rimase impietrito come una statua senz’anima,
dopo un breve tempo che alla ragazza era sembrato un’eternità, riuscì a dirle
soltanto sottovoce: “Che devo fare?” A quel punto la ragazzina diventò
sua madre. Prese dolcemente la mano destra di quel vecchio e la portò sul suo
giovane corpo, guidandola con la sua, accompagnandola dappertutto come un’isola
vergine da esplorare, dalle dita dei piedi sino alla punta del capello più
alto. Non sono in grado, cari lettori, pur sforzandomi, di trovare le parole
adatte per spiegare quello che provavano entrambi in quel momento. Certe
emozioni, vanno vissute in prima persona, solo allora ci si può rendere conto.
Nessun tribunale, nessuna censura, nessuna morale potevano annullare quelle
emozioni così intense e se anche l’avessero fatto, avrebbero commesso un
delitto. Il criminale non era il vecchio e neanche la ragazza, ma chi
impedirebbe loro di farlo. Fia, poi con le sue mani, spinse dolcemente la testa
del vecchio sopra di lei, facendo scorrere la lingua di lui per tutto il corpo.
Fu a quel punto che sentì il bisogno di togliersi ogni indumento di dosso,
restando completamente nuda alle carezze e ai baci del vecchio. Poteva arrivare
di colpo Dio o Satana, un giudice o la polizia, il presidente della Repubblica
o il papa in persona, loro due non si sarebbero mossi da quella posizione e
avrebbero continuato imperterriti ad amarsi, non avrebbero potuto farlo pur
volendolo. La ragazza, più audace che mai, spogliò il vecchio che rimase nudo
davanti a lei. Era impressionante la differenza fra quei due corpi, ma gli
opposti spesso si attraggono. Se fossero stati entrambi bellissimi, forse
sarebbe stato meno eccitante. Il fascino del proibito, del peccato rendevano
quel momento ricco di emotività e sensualità.
Era la danza della trasgressione, il
trionfo della libertà assoluta. Ora i due giacevano in ombra, su quel letto,
nudi. Lei sdraiata, lui inginocchiato davanti a lei. Fia ora osservava quel
corpo di vecchio così diverso dal suo e le fece un po’ pena, capì dentro di sé
la fortuna di essere giovani, la bellezza della giovinezza. Poi i suoi occhi si
posarono su quel membro penzolante, le fece tenerezza, non le fece paura. Era
la prima volta che ne vedeva uno in vita sua. Istintivamente allungò la mano e
la posò su di esso. Ma fu un gesto sollecitato dalla curiosità e non dal
desiderio. La ragazza si trovò in mano quella nuova e sconosciuta creatura e le
sembrava di toccare un piccolo serpentello, morbido e caldo, simile ad un
bastone di velluto. Il contatto con quelle mani calde e lisce, procurò un
effetto devastante sulla psiche dell’anziano che raggiunse di colpo un’erezione
notevole da fare invidia a un dio greco bello, muscoloso e potente. La ragazza,
avvertendo sul palmo della mano quell’incredibile cambiamento, si spaventò e
lasciò quella presa.
Il vecchio capì che era il momento
giusto, aveva vinto le sue paure, il suo imbarazzo. Cercò in fretta il suo
pantalone e tirò fuori dalla tasca il preservativo ma con le mani tremanti non
riuscì a metterselo e forse anche per non averlo mai usato prima in tutta la
sua vita. Ancora una volta fece tutto lei, la piccola Fia guidata dall’istinto
che è il migliore maestro, più di qualsiasi insegnante o scienziato. L’uomo si
distese sul corpo della ragazza ma non fu capace di compiere l’atto, sia per
l’inesperienza, sia per l’emozione che stava riprendendo il sopravvento. Per
l’ennesima volta, intervenne ad aiutarlo la ragazzina col suo istinto unito
alla sua voglia. Aprì le sue gambe, riprese quel membro in mano e lo indirizzò
lei stessa dove doveva andare, spingendo in avanti il bacino per favorirne
l’operazione. La ragazza sentì solo un lieve dolore e non ebbe perdita di
sangue. Non fu doloroso neanche per lui. La natura li aiutò entrambi per non
guastare quel sogno. Il vecchio istintivamente cominciò a muoversi sopra di lei
con dolcezza facendola gemere e sospirare ma anche lui non poteva fare a meno
di emettere piacevoli lamenti. Con la mano destra appoggiata sul suo seno
sinistro e con la sinistra sulle cosce e sulle natiche della ragazza, il
vecchio aumentò il suo ritmo in un folle vertiginoso crescendo che coinvolse
entrambi. Le sensazioni che quel membro le procurava dentro, erano molto più
forti ed intense di quelle che si regalava da sola con le sue dita e ora lei si
sentiva presa, amata, desiderata, si sentiva totalmente sua. Il vecchio, a sua
volta, si trovava ormai in orbita, in un altro pianeta, fuori da ogni
spiegazione umana e logica. Aveva aspettato 65 anni per farlo ma non aveva
nessun rimpianto di aver atteso tanto. Anzi, se dovesse morire e rinascere
un’altra volta in questa terra, aspetterebbe altri 65 anni pur di incontrare
poi nuovamente la sua bellissima principessa Fia. Se in quel momento, fosse
entrato lì dentro il papa e li avesse visti in quell’atto, avrebbe sorriso e li
avrebbe benedetti.
Cari lettori, anche se quello che vi
sto per dire vi sembrerà partorito da una mente folle, non posso non scrivervi
che la scena di quel vecchio e di quella ragazzina che si amavano
consapevolmente stringendosi l’un l’altra, era la più bella poesia che potesse
esistere al mondo per mille motivi che non sto qui a enunciare per non
sconvolgervi ulteriormente. I due raggiunsero l’orgasmo quasi simultaneamente e
fu più bello ancora. Poi rimasero abbracciati e la ragazza decise in quel
momento di ringraziare il vecchio facendo quello che non aveva avuto ancora il
coraggio di fare. Avvicinò le sue labbra a quelle del vecchio e lo baciò
appassionatamente come se si trattasse di un ragazzo della sua età. All’inizio
avrebbe voluto soltanto sfiorarle ma poi la passione, unita al desiderio di
baciare per la prima volta, la spinsero a unire la sua lingua a quella del
vecchio, in una mescolanza di sapori e di saliva che stordì entrambi. La scena
di una ragazzina di 15 anni che baciava appassionatamente un vecchio di 65 era
pura armonia, il trionfo della vita, l’immortalità dell’anima che aveva il
sopravvento sull’età del corpo. Quell’intenso bacio fu persino più bello del
rapporto sessuale. Fino all’ultimo istante Fia dimostrò a Mosè la sua grandezza
interiore, la sua comprensione, la sua dolcezza. Il vecchio e la ragazza
avrebbero voluto restare ancora abbracciati ma tutto, nella vita, prima o poi
ha una fine.
La ragazza guardò l’orologio: “È
tardi, devo andare”, esclamò preoccupata.
I due si rivestirono in fretta senza
dire una parola, non ve ne era bisogno, si erano già detti tutto. Il vecchio
salì sul motorino, lei montò dietro e partirono verso quella villetta di
Leonforte che li aveva fatti conoscere.
Quel vento che all’andata, alzando la
gonna della ragazza, sembrava complice del demonio, ora compiendo lo stesso
identico gesto, pareva agli occhi di lui un poeta che scriveva i suoi versi
ispirati da un angelo. Per tutto il tragitto non parlarono, a volte il silenzio
vale più di mille parole. Entrambi erano consapevoli che quello che era
accaduto quel pomeriggio tra di loro, non sarebbe successo mai più, quella era
stata la prima e l’unica volta.
Le cose belle, nella vita, non possono
ritornare. Avrebbero potuto farlo anche altre cento volte, ma non sarebbe mai
stato bello quanto la prima.
Il vecchio e la ragazza desideravano
entrambi che finisse tutto lì per conservare insieme, nelle loro menti e nei
loro cuori, la poesia del ricordo di quella prima ed ultima volta. Arrivati in
quella villetta, osservarono insieme quella panchina dove si erano seduti per
la prima volta conoscendosi. Le avrebbero fatto un monumento se solo avessero
potuto farlo. Si salutarono con un semplice “ciao” e senza darsi un nuovo
appuntamento. Il destino che li aveva fatti unire, ora aveva deciso di
dividerli per sempre. Si separarono così ma entrambi avevano una strana luce
negli occhi che li rendeva simili nonostante avessero un’età così differente.
Quella luce la potevano notare tutti ma nessuno sarebbe stato in grado di
capirne l’origine. Quello era un segreto che apparteneva esclusivamente a loro
due e a nessun altro e restò tale per tutta la vita. Nessuno seppe mai nulla.
Fia tornò a scuola più matura e serena. Era una bella ragazza, avrebbe avuto
tanti corteggiatori, magari si sarebbe innamorata di un bel ragazzo, si sarebbe
sposata e avrebbe avuto tanti bei bambini che a lei piacevano tanto. Ma non
aveva più fretta, aveva una vita davanti per essere felice. E lui Mosè riprese
la solita vita di sempre, col suo immancabile motorino, col saluto di tutta la
gente di Enna, con la sua chiesa di San Raffaele, il suo parroco padre Santino
e tutti i parrocchiani che continuavano a riempirlo di regali e di elemosine.
A me, cari lettori, non resta altro
che concludere questo mio libro sperando che non vi abbia deluso e che possa
essere servito a qualcosa e a qualcuno.
in foto:
retro della copertina del libro" il vecchio e la ragazza"
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------
"GIACOMO LEOPARDI"
RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO:
DA CLAUDIO CISCO
"L'INFINITO"
Ti ho sempre amato, colle
solitario come me.
Ti ho sempre amata, siepe
che mi fai aprire l’anima
verso l’orizzonte,
me lo nascondi
ma me lo fai amare
immaginando spazi infiniti.
Ho sempre amato questo posto,
il suo sovrumano silenzio,
la sua profondissima quiete,
e il tenue soffio del vento
tra gli alberi,
e la dolcezza di queste
piante che dormono.
E mentre sono seduto e guardo
lontano
mi tornano in mente le
stagioni fuggite,
l’ora presente,
l’eternità,
ed è dolcissimo
perdersi nell’immensità della
natura.
“IL PASSERO SOLITARIO”
Ti vedo in cima a quella
antica torre,
solo,
proprio come me!
Tu canti finchè non muore il
giorno
mentre la primavera brilla
nell’aria,
esulta per i campi
festeggiata da mille
uccellini
che fan mille giri nel cielo.
Ma tu passero solitario non
ti curi di loro,
resti indifferente a quella
festa,
non la cerchi, non provi a
volare
consumi così nella solitudine
la parte più bella della tua
vita.
Quanto è simile il mio modo
di vivere al tuo!
non c’è spensieratezza in me,
gioie e divertimenti io li
evito,
mi sento estraneo e quasi
fuggo da loro
e il dramma è che non so
spiegare a me stesso
nemmeno il perchè.
Chiuso nella mia stanza
passo le mie giornate vuote e
monotone
in silenzio, in solitudine.
Eppure questo giorno che
ormai volge alla sera
è festeggiato da tutti in
questo paese,
si odono nell’aria suoni di
festa vicini e lontani,
i giovani sono allegri
indossano i loro abiti
migliori
si divertono
ed è persino bello guardarli.
Ma io,
in quest’angolo del paese
vicino alla campagna,
io resto da solo come sempre,
ogni divertimento
lo rinvio in altri tempi
non so a quando!
guardo il sole che si dilegua
dietro i monti
e sembra ricordarmi
che anche la mia giovinezza
sta morendo.
Tu, passero solitario
alla fine dei tuoi giorni
non potrai pentirti d’aver
vissuto così,
è la tua natura che ha deciso
questo.
Ma io,
se non riuscirò a evitare la
detestata vecchiaia
e tutto sarà noia più di
adesso,
cosa penserò della mia
giovinezza sprecata
e non goduta?
Forse piangerò,
guarderò indietro
ma sarà ormai troppo tardi.
“IL SABATO DEL VILLAGGIO”
La ragazzina spunta dalla
campagna
al tramontar del sole
con la dolcezza, con la
malizia
d’una età che non dà
pensieri.
Ha un fascio d’erba in mano,
un mazzo di rose e di viole,
domani è festa, deve farsi bella.
La vecchietta con le sue
amiche,
seduta sull’uscio di casa,
è intenta a filare
e con una lacrima agli occhi
ripensa a quando anch’ella
era ragazza
e spensierata e felice
era circondata da tanta
compagne.
L’aria si fa bruna,
le ombre scendono dai colli e
dai tetti,
una luna bianchissima splende
nel cielo.
Una tromba suona annunciando
la festa,
i bambini giocano felici
nella piazzetta,
il contadino torna a casa
fischiettando.
Poi, quando le luci si
spengono
e tutto tace,
si ode soltanto il rumore d’un
martello
e di una sega,
è il falegname che ha fretta
di terminare il suo lavoro
prima dell’alba.
Questo è il più bel giorno
della settimana
pieno di gioia, di speranza
domani tutto ritornerà
normale, triste, monotono
e ciascuno riprenderà il suo
lavoro col pensiero.
Ragazzo mio,
la tua splendida ma fuggitiva
età
è proprio come questo giorno
chiara, serena
che prepara la festa della
tua vita.
Ragazzo mio divertiti!
non mi sento di dirti altro!
Ma ti prego non rammaricarti
se la tua festa tarda a
venire.
“AMORE E MORTE”
Amore e morte,
fratelli,
furono creati insieme
e insieme vanno uniti per il
mondo,
l’uno elargendo il piacere
l’altra annullando il dolore.
Quando l’amore nasce nel
petto
lo accompagna sempre un
languido desiderio di morte.
Non so perchè…
forse l’uomo,
presentendo i mali futuri che
ne deriveranno,
brama di giungere al porto
della sua vita
e di annullarsi.
Financo nel furore della
passione,
quante volte gli amanti ti
invocano o morte!
E che sentimento di invidia
al rintocco della campana funebre
per chi se n’è già andato!
Perfino il contadino e la
timida fanciulla
non temono più,
comprendono l’ineffabile
dolcezza della morte.
Talvolta l’amore
mina un fisico già prostrato,
talvolta invece
induce al suicidio giovani e
fanciulle.
E tu morte
da me tanto invocata e
celebrata
fin dai miei primi anni,
chiudi pietosamente gli occhi
miei.
Ho sempre disprezzato le
consolazioni della religione.
Non ho mai lodato e benedetto
i patimenti.
Ho rifiutato i fanciulleschi
conforti degli uomini.
Te sola ho sempre invocato!
Aspetto serenamente
di addormentarmi sul tuo seno.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------





















Nessun commento:
Posta un commento