lunedì 4 maggio 2020

POESIE di Claudio Cisco


IL MIO FUNERALE

Come quando ci si toglie un abito

così avevo lasciato il mio corpo con i suoi pesi

ma ero vivo in una  dimensione di immortalità e benessere.

Lento veniva trasportato

un corpo straccio

dentro quella bara

avara di ghirlande,

quel corpo era il mio

sì, ero io.

E quel carro funebre

attraversava le strette vie

che portavano a quel piccolo cimitero di collina

dove io fui sepolto

e riposo di già.

Scialli neri

vecchie facce coperte da veli

silenziosa processione,

dormiva mio padre

piangeva mia madre

quell’accompagnamento era il mio

sì, era il mio

ma io non capivo, ero felice fuori dal tempo

al di là dello spazio

e dall’alto osservavo stupito

quello strano spettacolo

sulla mia morte.







LO STRAZIO D’ESISTERE

Urlo di masse

voci, passi, gesti

tra pietà curiosa e fanatismo,

irrazionale catena di incubi e fobie

ai margini dell’ossessione.

La personalità umana si lacera

il senso dell’alienazione incombe

la coscienza si smarrisce.

Spinto da una sofferenza solitaria e indecifrabile,

contagiato dalla multanime esistenza

affogo lentamente nel caos

e non ho scampo

se non nella perfetta solitudine.

L’ALBA DELL’UOMO

Da un chiarore lontano

spunta l’alba

repentinamente

e colora di luce il nuovo mondo.

Intorno,

piante stecchite

animali selvatici

grotte e caverne buie.

Si svegliano anche gruppi di scimmie

sono nude come vermi della terra,

schiamazzano

litigano

si riuniscono.

Qualcosa sembra dire loro:

“Uniamoci

e combattiamo insieme”,

una battaglia che durerà nei secoli

sino alla fine dell’universo

se fine ci sarà.



LA FAVOLA DI UNA PICCOLA LACRIMA

Da una bimba e un pianto

nacque lei

piena di paure e ingenuità

chiara e trasparente

dai suoi occhi si affacciò

e da quelle ciglia sottili

piano piano scese giù.

Attraversò quel viso

dai lineamenti dolci

pulito di bambina

e per il mondo

sola sola

s’incamminò.

Ma era troppo ingenua

non conosceva il male

e la sua vita

era già in pericolo.

E passarono in fretta gli anni

e anche le stagioni

venne presto l’inverno

portando con sé la pioggia.

Tante grandi gocce

cadevano giù dal cielo

tutte insieme,

erano prepotenti

si spingevano tra loro

si bisticciavano.

La dolce lacrima ben presto

si trovò sommersa

cercò di ribellarsi

ma era troppo buona

e non aveva la forza.

Così per non morire

pensò di tornare

dentro quegli occhi

dov’era nata.

Sola e stanca

cercò quella bambina

la cercò dovunque

e la trovò alla fine.

Ma era ormai cresciuta

non era più bambina

il suo viso era truccato

non si ricordò di lei

e la cacciò via con forza.

Così la povera lacrima

restò proprio sola

in balìa di tutti

senza alcuna difesa.

Vagava per il mondo

ignorata da chiunque

sembrava invisibile

trasparente

proprio come una lacrima.

E venne il sole

e con la sua luce

forte forte

la illuminò.

Ma era ormai vecchia

allo stremo delle forze

e lentamente

si sciolse da sola.

Finisce così

la sua insignificante vita,

la sua insignificante storia

e nel silenzio,

la gocciolina

muore.

Così è il mio destino

la storia di quella piccola lacrima

è uguale alla mia.


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