IL MIO FUNERALE
Come quando ci si toglie un
abito
così avevo lasciato il mio
corpo con i suoi pesi
ma ero vivo in una dimensione di immortalità e benessere.
Lento veniva trasportato
un corpo straccio
dentro quella bara
avara di ghirlande,
quel corpo era il mio
sì, ero io.
E quel carro funebre
attraversava le strette vie
che portavano a quel piccolo
cimitero di collina
dove io fui sepolto
e riposo di già.
Scialli neri
vecchie facce coperte da veli
silenziosa processione,
dormiva mio padre
piangeva mia madre
quell’accompagnamento era il
mio
sì, era il mio
ma io non capivo, ero felice
fuori dal tempo
al di là dello spazio
e dall’alto osservavo stupito
quello strano spettacolo
sulla mia morte.
LO STRAZIO D’ESISTERE
Urlo di masse
voci, passi, gesti
tra pietà curiosa e
fanatismo,
irrazionale catena di incubi
e fobie
ai margini dell’ossessione.
La personalità umana si
lacera
il senso dell’alienazione
incombe
la coscienza si smarrisce.
Spinto da una sofferenza
solitaria e indecifrabile,
contagiato dalla multanime
esistenza
affogo lentamente nel caos
e non ho scampo
se non nella perfetta
solitudine.
L’ALBA DELL’UOMO
Da un chiarore lontano
spunta l’alba
repentinamente
e colora di luce il nuovo
mondo.
Intorno,
piante stecchite
animali selvatici
grotte e caverne buie.
Si svegliano anche gruppi di
scimmie
sono nude come vermi della
terra,
schiamazzano
litigano
si riuniscono.
Qualcosa sembra dire loro:
“Uniamoci
e combattiamo insieme”,
una battaglia che durerà nei
secoli
sino alla fine dell’universo
se fine ci sarà.
LA FAVOLA DI UNA PICCOLA
LACRIMA
Da una bimba e un pianto
nacque lei
piena di paure e ingenuità
chiara e trasparente
dai suoi occhi si affacciò
e da quelle ciglia sottili
piano piano scese giù.
Attraversò quel viso
dai lineamenti dolci
pulito di bambina
e per il mondo
sola sola
s’incamminò.
Ma era troppo ingenua
non conosceva il male
e la sua vita
era già in pericolo.
E passarono in fretta gli
anni
e anche le stagioni
venne presto l’inverno
portando con sé la pioggia.
Tante grandi gocce
cadevano giù dal cielo
tutte insieme,
erano prepotenti
si spingevano tra loro
si bisticciavano.
La dolce lacrima ben presto
si trovò sommersa
cercò di ribellarsi
ma era troppo buona
e non aveva la forza.
Così per non morire
pensò di tornare
dentro quegli occhi
dov’era nata.
Sola e stanca
cercò quella bambina
la cercò dovunque
e la trovò alla fine.
Ma era ormai cresciuta
non era più bambina
il suo viso era truccato
non si ricordò di lei
e la cacciò via con forza.
Così la povera lacrima
restò proprio sola
in balìa di tutti
senza alcuna difesa.
Vagava per il mondo
ignorata da chiunque
sembrava invisibile
trasparente
proprio come una lacrima.
E venne il sole
e con la sua luce
forte forte
la illuminò.
Ma era ormai vecchia
allo stremo delle forze
e lentamente
si sciolse da sola.
Finisce così
la sua insignificante vita,
la sua insignificante storia
e nel silenzio,
la gocciolina
muore.
Così è il mio destino
la storia di quella piccola
lacrima
è uguale alla mia.




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