PAGLIACCIO BAMBINO
Tu sensuale, invitante,
carnale
magica e perfetta nelle tue
assurde follie di donna.
Gemiti appena sussurrati,
orgasmi urlati a squarciagola
ma sei sempre tu, tu e
soltanto tu
dolce e glaciale, candida e
perversa,
lucente angelo meravigliosamente
diabolico.
Tu carne e cibo della mia
mente,
pericoloso rifugio per la mia
anima,
cavallone impazzito che
travolge il mio mare di insicurezza.
Sento di essere un uomo
solo nell'istante in cui
vengo in te,
poi torno e resto per sempre
pagliaccio bambino.
DEPRESSIONE
La salute c'è
non presenta nessuna
malattia.
Eppure è così deperita,
quando dorme sembra morta!
Cos'ha questa povera ragazza?
Non ha niente!
Ha solo il verme
della depressione
che la sta consumando
pian piano
ogni giorno di più.
ANGELI SPORCHI
Essere due piccole gocce di
inchiostro nero
su una tela dipinta
ove falsi colori vivaci
esaltano con cattiveria e
pregiudizio
la loro diversità:
non spetta anche a loro sognare l'armonia?
No! il cielo non ammette
angeli sporchi
e violento strappa loro le
ali.
Essere creati
per vivere accanto alla
colpa,
insieme alla vergogna
ma di cosa?
Di essere diversi? Ma da chi?
Perchè?
Domande che chiamano altre
domande
in un girotondo senza
risposte.
La confusione aumenta
al pari di uno strano
risentimento
che fa soffocare,
che induce a dubitare:
E' questo ciò che gli altri
vogliono da loro?
Che non esistano?
E' quello che vuole il loro
Dio?
Che non esistano?
Sì! il cielo non ammette
angeli sporchi
e graffia la carne sotto la
loro pelle.
Ho visto quelle due piccole
gocce avvicinarsi
fino a diventare una sola,
angeli che finalmente hanno
qualcuno
che asciughi le loro lacrime,
che li accarezzi,
che li abbracci!
Angeli sporchi
che ora si stringono tra loro
consolandosi a vicenda.
Un solo gesto,
un grande coraggio!
Il piacere profondo del
peccato giudicato dagli altri
peccato come realizzazione di
un sogno
come fuga da un mondo
ipocrita in bianco e nero,
come vendetta verso una madre
che cerca di soffocare sul
nascere
le proprie creature.
Perchè mai l'uomo
non rispetta l'uomo?
Non riesco proprio a
capire...
LA BESTIA RARA
Sguardi sconosciuti,
persone che mi scrutano,
esaminano, giudicano
che ridono guardando
verso di me o nel vuoto.
Non so...
in qualunque caso
sono persone come altre
che seguono la massa.
Non apprezzano la diversità
come novità.
Alcune mi fissano
come se fossi una bestia
rara, un bersaglio da colpire
a volte mi fanno paura
sembra che mi disprezzino,
che vogliano farmi del male.
Forse solo perchè mi
distinguo dal gregge
e sono per inclinazione
fuori dal coro.
Mi sento un ebreo fra i
nazisti.
Ma io non sono nato per far
fare numero
o per consumare ossigeno
prezioso,
ho un'anima con me anch'io,
preziosa e brillante più di
un tesoro,
io e Dio soltanto
sappiamo bene il valore che
ha.
"GIACOMO LEOPARDI"
RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO:
"L'INFINITO"
Ti ho sempre amato, colle
solitario come me.
Ti ho sempre amata, siepe
che mi fai aprire l’anima
verso l’orizzonte,
me lo nascondi
ma me lo fai amare
immaginando spazi infiniti.
Ho sempre amato questo posto,
il suo sovrumano silenzio,
la sua profondissima quiete,
e il tenue soffio del vento
tra gli alberi,
e la dolcezza di queste
piante che dormono.
E mentre sono seduto e guardo
lontano
mi tornano in mente le
stagioni fuggite,
l’ora presente,
l’eternità,
ed è dolcissimo
perdersi nell’immensità della
natura.
“IL PASSERO SOLITARIO”
Ti vedo in cima a quella
antica torre,
solo,
proprio come me!
Tu canti finchè non muore il
giorno
mentre la primavera brilla
nell’aria,
esulta per i campi
festeggiata da mille
uccellini
che fan mille giri nel cielo.
Ma tu passero solitario non
ti curi di loro,
resti indifferente a quella
festa,
non la cerchi, non provi a
volare
consumi così nella solitudine
la parte più bella della tua
vita.
Quanto è simile il mio modo
di vivere al tuo!
non c’è spensieratezza in me,
gioie e divertimenti io li
evito,
mi sento estraneo e quasi
fuggo da loro
e il dramma è che non so
spiegare a me stesso
nemmeno il perchè.
Chiuso nella mia stanza
passo le mie giornate vuote e
monotone
in silenzio, in solitudine.
Eppure questo giorno che
ormai volge alla sera
è festeggiato da tutti in
questo paese,
si odono nell’aria suoni di
festa vicini e lontani,
i giovani sono allegri
indossano i loro abiti
migliori
si divertono
ed è persino bello guardarli.
Ma io,
in quest’angolo del paese
vicino alla campagna,
io resto da solo come sempre,
ogni divertimento
lo rinvio in altri tempi
non so a quando!
guardo il sole che si dilegua
dietro i monti
e sembra ricordarmi
che anche la mia giovinezza
sta morendo.
Tu, passero solitario
alla fine dei tuoi giorni
non potrai pentirti d’aver
vissuto così,
è la tua natura che ha deciso
questo.
Ma io,
se non riuscirò a evitare la
detestata vecchiaia
e tutto sarà noia più di
adesso,
cosa penserò della mia
giovinezza sprecata
e non goduta?
Forse piangerò,
guarderò indietro
ma sarà ormai troppo tardi.
“IL SABATO DEL VILLAGGIO”
La ragazzina spunta dalla
campagna
al tramontar del sole
con la dolcezza, con la
malizia
d’una età che non dà
pensieri.
Ha un fascio d’erba in mano,
un mazzo di rose e di viole,
domani è festa, deve farsi bella.
La vecchietta con le sue
amiche,
seduta sull’uscio di casa,
è intenta a filare
e con una lacrima agli occhi
ripensa a quando anch’ella
era ragazza
e spensierata e felice
era circondata da tanta
compagne.
L’aria si fa bruna,
le ombre scendono dai colli e
dai tetti,
una luna bianchissima splende
nel cielo.
Una tromba suona annunciando
la festa,
i bambini giocano felici
nella piazzetta,
il contadino torna a casa
fischiettando.
Poi, quando le luci si
spengono
e tutto tace,
si ode soltanto il rumore d’un
martello
e di una sega,
è il falegname che ha fretta
di terminare il suo lavoro
prima dell’alba.
Questo è il più bel giorno
della settimana
pieno di gioia, di speranza
domani tutto ritornerà
normale, triste, monotono
e ciascuno riprenderà il suo
lavoro col pensiero.
Ragazzo mio,
la tua splendida ma fuggitiva
età
è proprio come questo giorno
chiara, serena
che prepara la festa della
tua vita.
Ragazzo mio divertiti!
non mi sento di dirti altro!
Ma ti prego non rammaricarti
se la tua festa tarda a
venire.
“AMORE E MORTE”
Amore e morte,
fratelli,
furono creati insieme
e insieme vanno uniti per il
mondo,
l’uno elargendo il piacere
l’altra annullando il dolore.
Quando l’amore nasce nel
petto
lo accompagna sempre un
languido desiderio di morte.
Non so perchè…
forse l’uomo,
presentendo i mali futuri che
ne deriveranno,
brama di giungere al porto
della sua vita
e di annullarsi.
Financo nel furore della
passione,
quante volte gli amanti ti
invocano o morte!
E che sentimento di invidia
al rintocco della campana funebre
per chi se n’è già andato!
Perfino il contadino e la
timida fanciulla
non temono più,
comprendono l’ineffabile
dolcezza della morte.
Talvolta l’amore
mina un fisico già prostrato,
talvolta invece
induce al suicidio giovani e
fanciulle.
E tu morte
da me tanto invocata e
celebrata
fin dai miei primi anni,
chiudi pietosamente gli occhi
miei.
Ho sempre disprezzato le
consolazioni della religione.
Non ho mai lodato e benedetto
i patimenti.
Ho rifiutato i fanciulleschi
conforti degli uomini.
Te sola ho sempre invocato!
Aspetto serenamente
di addormentarmi sul tuo
seno.
MEMENTO
(Dalla lirica omonima di I.U.
Tarchetti)
Quando bacio le tue labbra
profumate,
cara e dolce fanciulla,
non posso dimenticare
che un bianco teschio vi è
nascosto sotto.
Quando stringo a me il tuo
corpo sensuale,
cara e dolce fanciulla,
non posso proprio dimenticare
che uno scheletro nascosto vi
è celato all'interno.
Quando faccio l'amore con te,
cara e dolce fanciulla,
mi è impossibile dimenticare
che sotto la tua pelle
vi è un ammasso di sangue,
vene e organi schifosi.
E assorto in questa orrenda
visione,
dovunque ti tocchi, ti baci o
posi le mie mani
sento sporgere le ossa fredde
d'un morto.
IL CANTICO DI FRATE SOLE
(Dall'opera omonima di S.
Francesco d'Assisi)
Benedetto tu sia, mio
Signore!
con tutte le tue creature
specialmente per fratello
sole
che fa diventare giorno
e illumina ogni cosa intorno
ovunque ci sia vita
con grande splendore,
ed è bello, radiante.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per sorella luna
che bianchissima non dorme
mai
per vegliare la notte,
e per le sorelle stelle
che hai creato in cielo
chiare, preziose e belle.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per la sorella acqua
che è molto utile
è preziosa, è casta.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per fratello fuoco
che rischiara la notte
e trasmette il suo calore,
ed è forte, è vivo.
E per fratello vento
che muove l'aria, le nuvole
rigenerando con la pioggia
tutte le creature.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per la nostra madre terra
che ci sostenta stringendoci
al suo seno
e ci offre frutti, fiori
colorati, erbe.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per i miei fratelli che sanno
perdonare
aiutali nelle loro
tribolazioni terrene,
hanno bisogno della tua
presenza
nella loro vita.
Beati quei fratelli che
difenderanno la pace!
saranno da te premiati.
Benedetto tu sia, mio
Signore!
per la nostra morte fisica
dalla quale nessuno di noi
può scappare
e guai a coloro che morranno
nel peccato,
beati invece quelli che su
questa terra
avranno fatto la tua volontà.
Laudate e benedite tutti il
mio Signore!
e ringraziatelo
e servitelo con grande
umiltà.





Nessun commento:
Posta un commento