LA MIA MENTE
Silenzi e vuoti intorno a me
quiete assoluta nella mia
stanza
sguardo assente, occhi chiusi
la mia mente mi porta lontano
fuori da qui
mi trascina via con sé e
nessuno se ne accorge,
prende il largo sulle acque
attraversa un fiume
tranquillo
che cancella i ricordi
e li fa scivolare via.
La mia mente
è volo di idee
ragnatele di ragionamenti
archivio di esperienze
rimosse
cassetti colmi di dubbi
incessanti.
La mia mente
è follia pura
immaturità e saggezza insieme
è un gigantesco pallone
che vaga rimbalzando
continuamente
da un soffice sogno
all’altro.
La mia mente
è finto silenzio
fantasie strane
vertigini e vortici di
pensieri
spinta per vivere.
Crea una tempesta
non dorme la notte
incubi che si accavallano
sogni che nascono e rimangono
sospesi
paure e solitudini senza
fine.
La mia mente
è invasa di ricordi che si
susseguono
notizie divorate
date, sentenze, nomi, schede
ormai ingiallite
profumi di opere buone
domande senza risposte
amori cancellati e poi
riscritti
sì che diventano no.
La mia mente
è un insieme di cose da
dimenticare
una cantina di occasioni
perdute
di progetti mai portati a
termine
di ricordi nostalgici.
La mia mente
silenziosa corre, vola,
sfugge,
anela, brama di sapere.
Va via col vento, più su
delle nuvole
sopra gli oceani
sorvola spazi infiniti
raggiunge nuovi orizzonti.
La mia mente
mi convince
ha sempre la meglio
detta le sue leggi
ed io non posso sfuggirle,
la seguirò perché lei vuole
così.
La mia mente
mi fa impazzire
mi fa venir voglia di
scoppiare
mi lascia i segni di chi ha
vissuto un’eternità.
Uccidimi il cuore!
la mia mente mi resterà
ancora intatta.
Legami con una catena
fortissima!
lei mi slegherà,
forse neanche la morte fisica
potrà riuscire a fermarla.
Ti prego mente mia
portami con te lontanissimo
nei grandi campi di neve dove
il sole non c’è
nei deserti sabbiosi senza
confini
nelle praterie immense
nei mari in tempesta
nelle cime vertiginosamente
alte
nelle strade vuote senza fine
che portano al nirvana e
all’estasi.
Portami o mente mia
attraverso paesaggi sfocati e
laghi annebbiati,
le mie vene saranno fiumi tra
le rocce
le mie mani pallidi monti
nella notte
il mio sangue torrente rosso
più del fuoco.
Solo con te sulla scia delle
ninfe
tra cascate argentate,
ghiacciai sterminati
i miei pensieri frustati dal
vento
scatenati e prendi, prendi
tutto di me!
VORREI
Vorrei vagare nell’universo
e cercarti ovunque,
nelle intrecciate tele di un
ragno
nel fruscio delle foglie
morte
nel dondolare dei rami
stecchiti
nel profumo d’un incensiere
sfogliando la Bibbia
dinanzi al portone d’un
antico monastero.
Vorrei essere portato via da
te nella tua carrozza
lontano dalla prigione d’un
grattacielo
lungo le strade dell’inverno
ed osservare riflessa nel
lago argentato
la mia immagine vecchia e
deforme
trasformarsi nella tua pelle
giovane e bianca
e contare poi una per una
le perle della tua corona.
Vorrei capire chi sono
mostrandoti fotografie
sbiadite e diari segreti,
mostrandoti la scia luminosa
dei ricordi
di quello che ero ieri,
l’anima immortale che vive
nei miei versi adesso,
la statua, la lapide e la
polvere
di ciò che rimarrà dei miei
sogni domani.
Vento impetuoso della
fuggevole immaginazione mia
tu spalanchi con forza la
porta di questa mia tacita realtà
e nelle annebbiate stanze del
tuo nido
io mi sto sempre più
addentrando.
Ed ora sento di poterti
raggiungere.
Vorrei avvicinarmi ma non so
chi sei
vorrei chiamarti ma non so il
tuo nome
vorrei seguirti ma tu ti stai
sciogliendo lentamente
in aria,
scompari quando credo
d'afferrarti.
Eppure io ti inseguo da
sempre
nei labirinti della mia
mente,
cercandoti affannosamente
in ogni piccolo spazio
della mia camera vuota e
solitaria.
E nelle lacrime della
solitudine mia
che percorron lente il mio
viso pulito,
vedo i miei sogni evanescenti
morire uno dopo l’altro
ed un bimbo,
quel bimbo che vive in ognuno
di noi,
li porta con sé invecchiati
fino ad estinguersi
nel riposante approdo d’un
obitorio.
MADAME CLELIA
Un’emozione forte
si fa strada nei miei
pensieri,
lenta scende come un’ombra
nella mia realtà ormai stanca
e tra la fantasia e l’età
mi trascina via con sé
in un tempo ormai lontano.
Mi rivedo di colpo lì
a spiarti dietro la finestra
di quella tua tenebrosa casa
antica.
Sui miei undici anni appena
compiuti
cadeva già il primo velo di
follia,
e che sussulti, che tremiti
segreti
in quelle mie inquiete notti
di fanciullo
quando impaurito e
rannicchiato
mi nascondevo sotto le
coperte,
la mia prima masturbazione
la conobbi proprio allora e
fu per te.
Madame Clelia!
Eri grande, troppo grande
forse vecchia per i miei
occhi e per il mio corpo.
Avevi perso il marito
ti avevano abbandonato i
figli
io come un giocattolo, un
barboncino
ero tutto quello che ti
rimaneva
nella tua vita mai vissuta
sempre attesa, mai avverata.
Ancor adesso
a distanza di tanti anni
non so cosa volessi tu da me
né cosa avrei potuto darti
io.
Ma ti giuro Madame Clelia,
tu sei stata per me una
regina
ti vedevo danzare nei miei
sogni di bambino,
mi chiedo come mai così bella
dentro
nessuno, all’infuori di me,
PAESE NATÌO DI MIA MADRE
Al tuo paese torni
con me
ogni tanto,
ma sei triste
pensierosa
non parli.
La tua fontana rivedi
i vicoli
la piazza
che a miglior tempo
ti furono amici.
Anche la tua casa
giace silente e vuota
negletti i fiori
accanto ai muri.
Guardi fissa la chiesa
e odi la voce
di chi la preghiera
t’insegnò a ripetere.
Vedi tutti i ricordi
segnati da croci
cerchi ma non trovi
la speme d’un dì.
IN SIMBIOSI CON L’UNIVERSO
È solo mio questo improvviso
aprirmi
e rivedere in un attimo tutta
la mia vita come in un film registrato
e poi simultaneamente
allargare le braccia
all’universo che mi circonda
e respirare a pieni polmoni
come volessi trasportarlo in
me
per sentirmi parte di esso.
E poi ancora rivedere con gli
occhi della memoria
lontanissimo come da un
cannocchiale rovesciato
me stesso bambino giocare in
un cortile
e paragonarlo alla luna
distante anch’essa mille anni
luce da me.
E continuare a rivivere nei
ricordi
la spensieratezza della
giovinezza
e nello stesso istante
dirigere lo sguardo verso
l’azzurro del cielo
ammirare spazi infiniti
nuvole bianchissime come
zucchero filato, mongolfiere in volo
Ridiscendere poi negli
anfratti della mia memoria
e riscoprire la ragazza che
ho baciato e amato
per la prima volta,
e confrontare la luce limpida
dei suoi occhi
con quella delle stelle
o semplicemente della stella
cometa.
Ricordare infine i dolci
versi
scritti in tenerissima età
nella mia prima poesia,
immaginando di trovarmi
tra fiorellini di campo di
vario colore,
solleticati dolcemente da un
leggero venticello,
mentre uccellini nel nido
assieme alla loro madre
e tanti piccoli animaletti
festanti
tutti insieme
cantano la loro canzone alla
primavera.
Capisco proprio in questi
dolci momenti
di non essere solo
malgrado il tempo che passa
malgrado non abbia una
compagna.
Intorno a me
vedo tutto un mondo magico
che pullula d’amore.
C’è tanta musica nell’aria
che respiro
ed ora finalmente anch’io
posso sentirla
e lasciarla entrare nel mio
cuore.
Sono in simbiosi con
l’universo.
SOLITUDINE UNIVERSALE
Uno spaventoso silenzio
avvolge tutto l’universo,
gli uomini come marionette di
pezza
si susseguono nel tempo gli
uni agli altri
e non nascono che per morire
definitivamente.
Quanta gente nel corso dei
secoli
mi ha soltanto preceduto!
uomini in carne e ossa
proprio come me
col mio stesso sangue
con le mie stesse paure, le
mie stesse speranze.
Hanno vissuto in tempi
diversi
e per età differenti
ma di loro non è rimasto più
nulla!
Dov’è l’uomo delle caverne?
e gli antichi Egiziani con le
loro piramidi?
e i gloriosi Romani? e i
pensatori Greci?
imperatori e papi, uomini
comuni ed eroi
tutti scomparsi
nell’inesorabile scorrere del
tempo.
Vorrei uccidermi subito
al solo pensiero che anch’io
farò la stessa fine,
è strano come gli uomini
continuino a vivere con
impegno
pur sapendo che dovranno
morire,
anche se vivessero per cento
anni
sarebbe sempre un soffio di
fiato
rispetto all’eternità.
Ma poi mi consolo tra me
pensando che la solitudine
non è solo mia
ma è presente in ogni angolo
dello sconfinato universo
e non esiste gioia più grande
del sentirsi parte di questa
immensità
pur consapevole della propria
piccolezza
e piangere l’intima fragilità
in un pianto accorato e senza
speranza.
Così mi nasce dentro
un’emozione fortissima
che, anche se nata dalla
disperazione
è pur sempre un’emozione
e subito dopo rido, rido e
ancora rido.
Ormai più nulla ha valore per
me.
Scopro la dolce ebbrezza del
non senso,
non m’importa della seduzione
della fede
né del ragionamento della
scienza.
Sono totalmente felice
e la mia gioia scaturisce
dalla mia solitudine
che ora riesco a proiettare
nel cosmo
e la solitudine dell’universo
è la mia stessa solitudine
e mi dà conforto
mi rende grande.






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