"LA MIA ESISTENZA
SOLITARIA"
La mia vita è una strana vita, solitaria, incomprensibile,
senza senso. Continue rievocazioni della mia adolescenza, sogni irrealizzabili,
emozioni intensissime, una impressionante anche per me creatività che mi spinge
a scrivere sempre, e poi amori platonici ed immaginari verso ragazze
giovanissime, forse per illudermi pateticamente di ringiovanire. Chimere di
eternità le mie, che non hanno nessun riscontro pratico destinate a morire e a
dissolversi nel nulla. Su tutto questo sfacelo regna sovrana la signora
Solitudine, è sempre e solo lei a starmi accanto fedele, fino ad incitarmi a
dialogare con me stesso, parlando naturalmente e tranquillamente da solo, io
con me stesso e nessun altro, in fondo sto bene col mio io e mi amo, forse
questo è anche un bene che mi permette di tirare avanti senza deprimermi. Non
ho una compagna che mi ami e mi dia calore dormendo al mio fianco, non ho figli
da educare e crescere, né soldi per campare, niente lavoro per realizzarmi e
rendermi utile, nemmeno amici per scambiare quattro chiacchiere, niente di
tutto questo: sono il chiaro esempio di come non si dovrebbe mai vivere. Sono
anche ossessionato dal continuo timore d’invecchiare e di morire o di essere
preda di malattie corporali e questa specie di nevrosi mi perseguita da sempre,
giorno per giorno, ora per ora, attimo per attimo. Temo la vecchiaia e la morte
perché paradossalmente amo fortemente la vita anche se nella maggior parte dei
miei scritti, trasmetto tristezza. Possiedo però una grande virtù che non tutti
hanno la fortuna di avere: sono tremendamente sincero nell’arte come nella
vita. Le ragioni di questo mio non fare, sono da ricercarsi nel fatto che mi
son convinto ormai da tempo che non vale la pena impegnarsi nella vita pratica
di tutti i giorni perché la morte arriverà prima o poi per tutti e saremo
costretti ad abbandonare ogni cosa di questa terra quindi non ha senso
impegnarsi in nulla di materiale, e mi ritorna in mente a tal proposito la
famosa frase “gli ultimi saranno i primi” ed io mi sento orientato proprio
verso gli ultimi della scala sociale, mai verso coloro che osservano dall’alto.
Lo so, davanti ai tuoi occhi, caro lettore che mi leggi in questo momento,
sembrerò pazzo, tanto da aver bisogno di mille psicologi ma ti prego rifletti
per un attimo prima di giudicarmi e almeno sforzati di comprendermi. Durante
questa mia assurda e solitaria esistenza non ho costruito proprio nulla di
pratico e nulla ho intenzione di creare per il mio futuro. Preferisco rimanere
immerso fino al collo in questo personalissimo mare di inguaribile monotonia e
piattezza con una sola ma importante novità: sto cercando Dio con tutto me
stesso, forse per riempire quell’enorme vuoto che ho dentro, chiedendo a Lui e
solo a Lui tutto quell’amore che ho sempre cercato e non ho mai avuto. Non so
spiegare nemmeno a me stesso il perché debba vivere così, forse è stata una mia
libera scelta in sintonia con la mia anima inquieta e tormentata, o forse i
continui e micidiali attacchi d’ansia sempre presenti sin da piccolo in me,
hanno inevitabilmente condizionato tutta la mia esistenza, rendendomi
totalmente schiavo di paure ed inibizioni. Ma non ho alibi adesso e non cerco
giustificazioni di nessun tipo, sono così e basta e forse, paradossalmente e
consapevole di una lucida follia, sono anche felice e orgoglioso di esserlo. Io
sono questo, sono fatto così ormai e non mi piango addosso ma, al contrario, mi
accetto e mi amo per quello che sono. Ho però dentro di me quell’inquietudine,
quell’eterna immotivata per certi versi insoddisfazione che sarebbe giusto
chiamare angoscia, che mi rende scrittore, artista, creativo e senza la quale
non potrei mai esserlo.
Non so se sono davvero un poeta nonostante abbia scritto un’infinità di versi ma non m’importa affatto di saperlo, lo sento dentro di me e non devo dimostrare a nessuno di esserlo. L’unica cosa che so di certo è che scrivere mi fa sentire veramente bene, mi trasporta in alto, liberandomi dall’ansia e dalla materialità di questo mondo. È difficile spiegare, anche per me che mi reputo uno scrittore, quello che provo nell’intimo tutte le volte che ho una penna in mano: è una sensazione di forza, potenza, libertà, eternità mischiate tutte insieme e mi lascio trascinare via dalle parole che scrivo e che mi sommergono come un fiume in piena, incontrollabile, inarrestabile che vuole straripare. Credo che solo quando scrivo riesco ad essere veramente realizzato: sono me stesso, libero! L’arte eleva l’uomo rendendolo immortale. Quando creo una storia arrivo a sentirmi addirittura Dio nel far vivere e morire a mio piacimento i personaggi che invento.
Non so se sono davvero un poeta nonostante abbia scritto un’infinità di versi ma non m’importa affatto di saperlo, lo sento dentro di me e non devo dimostrare a nessuno di esserlo. L’unica cosa che so di certo è che scrivere mi fa sentire veramente bene, mi trasporta in alto, liberandomi dall’ansia e dalla materialità di questo mondo. È difficile spiegare, anche per me che mi reputo uno scrittore, quello che provo nell’intimo tutte le volte che ho una penna in mano: è una sensazione di forza, potenza, libertà, eternità mischiate tutte insieme e mi lascio trascinare via dalle parole che scrivo e che mi sommergono come un fiume in piena, incontrollabile, inarrestabile che vuole straripare. Credo che solo quando scrivo riesco ad essere veramente realizzato: sono me stesso, libero! L’arte eleva l’uomo rendendolo immortale. Quando creo una storia arrivo a sentirmi addirittura Dio nel far vivere e morire a mio piacimento i personaggi che invento.
LA BAMBOLA GONFIABILE
Per quante notti
ti ho tenuta stretta a me, mio pneumatico
amore
sotto le lenzuola come una vera amante!
Ti ho baciata, accarezzata, posseduta
quanto liquido seminale ho versato su di te
e quante dolci parole d’amore ti ho
sussurrate.
Eri giovane in viso con trecce infantili
seducenti le tue forme
ti mostravi sempre pronta e disponibile.
Oggi rido di te
dell’assurdità di averti comprata
e tenuta nel letto con me per così tanto
tempo.
È stata solamente follia
o la mia solitudine forse è la chiave d’ogni
risposta
ma non c’è nulla di logico in questa pazzia
che è la vita.
È la mente umana
specie la mia nella propria lucida follia
ad esser così ammirevolmente imprevedibile.
MIA STREGA
Balla mia strega
balla per me muovendo più forte i fianchi
balla con il corpo e con l’anima.
Balla sotto questa luna piena
colora d’argento i miei sogni
nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici
diamanti.
Non ho bisogno di bere il tuo filtro
mi hai stregato solo con lo sguardo
mi hai in tuo potere ormai.
Riempimi i sensi e l’anima di te
abbandonati tra le mie braccia e regalami
la tua follia per sempre.
IL GIOCO
DELLA MORTE
Si è fatta bella
la morte,
che con mano gentile
dell’inferno m’ha schiuso le porte.
Stanotte ha indossato per me
l’abito da sera,
soffiandomi lieve sul viso
un alito di primavera.
È Bella!...È santa!... Così vestita da
puttana,
giarrettiera, pizzo e calze a rete.
Con mosse seducenti s’aggiusta la gonna tra
le gambe,
mentre si aggira furtiva con la sua falce
intorno a queste tombe.
Intenso il suo odore,
inebria come vino l’aroma del peccato,
gocce di mistero i suoi occhi,
sensuale si manifesta il profumo del
tormento.
Malizioso e penetrante il suo sguardo grigio
fumo
m’ ha legato con robuste catene
e posseduto sull’altare del piacere
attimo di fugace emozione.
Come rito sacro
di gran sacerdotessa,
intenta a celebrare
messe nere.
Pezzi di carne cruda
e sangue offerti in sacrificio,
calice di fiele per acquietare
l’ansia nell’oblio.
Incantevole, dolce ella appare
e io l’ho amata
su un letto di passione impudica e discinta
intensi orgasmi i nostri tra lenzuola di
seta,
nettare d’ambrosia e miele il suo calice.
È cosi bella....Così dolce ....Mio Dio !
sul viso vivida
risplende una luce.
Sembra innocente e pura
come una bambina,
il mio nero angelo
invece mi tenta come una sfrontata
sgualdrina.
La
cerco!... La voglio! ... La bramo!...
non conosco il suo nome
ma in silenzio
la chiamo.
Da questo mucchio di cenere e ossa
dove è sepolta sotto nuda terra,
la mia sconsacrata fossa
è già pronta.
Leggera come un’odalisca
ella volteggia su opposti cieli,
sinuosa muove i passi di una strana danza,
sventolando lunghi veli.
È allegra...libera... e mi sorride!
Mentre cerco di afferrarla con le dita
scheletrite:
“Dimmi come ti chiami!” le chiedo finalmente,
me lo scrive con rossetto color porpora
su una lavagna azzurra
illuminata da una stella:
“Amor mi chiamo io! E dolore è... l’eterno
compagno mio”
mi risponde.
PREGHERÒ
Pregherò per chi mi ha creato
e per te che mi sei sconosciuto,
per chi nel deserto arso dal sole
brama un sorso d’acqua
e per chi nel freddo degli inverni
batte i denti esposto alla neve.
Pregherò per chi crede di cambiare
qualcosa con una guerra,
e allo stesso modo pregherò
per chi suda nella valle della vita,
mentre scuote con fatica
le zolle della propria terra.
Pregherò per chi cura le piaghe del corpo
non vedendo le ferite della propria anima,
pregherò anche quando da te
sarò cacciato, non capito
perché solo di parole sarò vestito
e di fede consolato.
Pregherò accettando
il tuo passo nel mio confine
condividendo senza spartire,
imparando a servire prima di mangiare
porgendo rispetto perché anche tu come me
non rimanga da solo ma faccia parte di un
tutto.
Pregherò per chi è rinchiuso
dentro o fuori le mura,
che sia prigioniero d’ingiustizie
o per le proprie colpe,
per chi è un re e si sente povero
e per chi è povero ma si sente un re.
Pregherò per i tuoi azzardi
perché non di sola mano sarà il peccato
ma conteranno anche gli sguardi
di chi umilia con occhi e gesti,
pregherò per chi non crede
e per chi da poco ha imparato a farlo.
Pregherò senza giudicare perché ho peccato
più di te
io che non so neanche il tuo nome,
pregherò senza limite alcuno
e ancor più per chi ha offeso
nella speranza che scopra
il valore di un perdono.
Pregherò
chiunque tu sia
alla luce del sole
o nel buio di questa notte
perché tu mi abbia al fianco
qualunque sarà la nostra sorte.
CARITÀ
Siede un mendico
lungo la strada
con voce querula
tende la mano.
Passan le donne
lo sfioran gli uomini
nessuno sguardo
verso il vecchio scarno.
Eppur egli tende
più smunto il viso
sempre protesa
la mano tremante.
O perché mai
indifferente l’uomo
alla miseria resta
del proprio
fratello?
SCONVOLGIMI
Trascinando la mia anima per i capelli
portami
negli oceani più tumultuosi,
facendo ondulare nelle profondità
il mio esile essere come un fuscello.
Poi di corsa
trascinami nei deserti più arroventati,
con migliaia di serpenti ai miei piedi
in modo che io possa atterrirmi.
Quando tu mi prendi il cuore e lo stomaco
sei peggio di un cancro
non hai pietà
mi annienti, mi distruggi.
Spingimi da altissime cascate
e lanciami giù per lasciarmi affogare nelle
acque impazzite
facendomi percepire il vuoto assoluto
più terribile della stessa imminente fine.
Segregami in caverne
popolate da infimi animali
che possano succhiare
quasi tutto il mio sangue.
Fammi sostare in vallate sconfinate
perennemente ghiacciate,
abitate da enormi rapaci
pronti ad affondare i loro poderosi artigli
nella mia povera carne.
Sii spietata e crudele con me
perché sai esserlo se vuoi
questa è la tua essenza di donna angelica
pronta all’occorrenza a diventare diabolica.
Svegliami nel cuore della notte
accelerando i miei battiti all’impazzata
e poi via nelle foreste più nere
tra il rumore assordante delle piogge
battenti.
Voglio che tu mi faccia sentire
il suono minimale della follia,
mordimi quando fai l’amore con me
mischia sangue e orgasmo, orgasmo e sangue.
Fammi raggiungere le cime delle montagne più
alte
ed ascoltare il fortissimo sibilo del vento,
poi giù nelle grotte più oscure e remote
dentro l’occhio di uragani giganteschi.
Sarò nudo come un verme
ma tu indifferente ai miei lamenti
mi lascerai schiavo di dolorose tagliole
coi miei piedi lacerati da piaghe.
Insieme a te avrei voluto tante volte morire,
guardami!
mi è rimasta soltanto
un po’ di compassione per me stesso.
Se mi farai tutto questo
io ti amerò di più,
amore mio
sconvolgimi!
GLI OCCHI DI UN BAMBINO
Guarda la luce
negli occhi
di un bambino,
osservane la purezza,
la voglia di scoprire,
l’innocenza.
Guardala attentamente,
fanne tesoro,
proteggila,
è il riflesso d’un angelo,
melodia del paradiso,
ninnananna e girotondo di eternità.
Solo quella luce autentica
riuscirà a rimetterti
in pace col mondo,
sarà l’unica ragione
per cui valga la pena
vivere e sperare nel domani.










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